Due brand lasciano a causa della crisi
PIOMBINO. Due negozi. Entrambi in centro. Uno da poco meno di dieci anni, l’altro da oltre venti. Due brand importanti, noti a tutti. La città dovrà abituarsi a farne a meno: non perché non ne fosse...
PIOMBINO. Due negozi. Entrambi in centro. Uno da poco meno di dieci anni, l’altro da oltre venti. Due brand importanti, noti a tutti. La città dovrà abituarsi a farne a meno: non perché non ne fosse affezionata cliente, ma per una sorta di effetto a pioggia della crisi, che sempre più spesso mina le aziende dall’alto ostacolando il loro percorso anche su quelle realtà che funzionano bene. I due marchi sono Carpisa e Benetton, entrambi in corso Italia. Il primo lo sarà ancora per qualche settimana, prima di lasciare il posto, a quanto pare, a un altro franchising di abbigliamento tra quelli già presenti in città, ma in un negozio più piccolo. Il negozio Benetton dell’angolo tra corso Italia e via Ferrer, invece, ha chiuso i battenti già da qualche giorno, per lasciare il posto a un multimarca, The Gate, sempre nel settore del vestiario, inaugurato ieri. Su nessuno dei due negozi gravavano sofferenze particolari. Al lancio dei saldi, all’inizio di gennaio, sia l’uno che l’altro erano stati tra le realtà che meno avevano lamentato le perdite che la crisi ha imposto a tutti. Carpisa poi, per effetto di prezzi sostanzialmente flessibili, aveva fatto buoni affari anche in prossimità del Natale, così come era quasi una regola da qualche anno. Presto detto, il franchising non andava male: è Carpisa, piuttosto, a essere nei guai, così come Benetton, visto che entrambe le aziende, spiega l’assessore Luca Pallini, «sono state costrette a chiudere diverse decine di negozi in tutta la Toscana». Dal punto di vista “interno” del resto, prosegue l’assessore, il danno è stato limitato: Benetton è chiuso, ma il negozio è rimasto in piedi, per di più con lo stesso personale. «Guardando al lato positivo della questione - insiste Pallini - va anche bene avere un multimarca a Piombino. La crisi di alcune aziende in un momento come questo è la normalità, alcuni prodotti non hanno evidentemente lo stesso richiamo di prima, ma questo avviene a livello nazionale«. Quel che è più preoccupante, semmai, è il continuo sorgere qua e là di cartelli «affittasi-vendesi fondo», gli ultimi due per esempio in via Spalato. «Le recentissime notizie sugli arabi penso che abbiano raffreddato gli animi - osserva Pallini - La città è in evidente difficoltà. Basta guardarsi attorno e parlare con le persone. Non possiamo reggere altri due anni così. Siamo all’ultimo scalino, cerchiamo di non scendere a terra». Cosa potrebbe aiutare la città per risalire? «Senz’altro di progetti a lungo termine - conclude Pallini - ma anche risposte nell’immediato. Spero che chiunque sarà alla guida della città ci pensi. Sburocratizzare dove possibile. Impedire che chi vuole aprire una nuova attività si perda in mille cavilli burocratici. Accelerare i tempi di apertura, anche per aziende più grandi dei negozi. L’aiuto di tutti, le associazioni di categoria, soggetti esterni. E infine nuovi poli di formazione, per le nuove tecnologie, per l’accoglienza».
Melisanda A. Massei
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