Il Tirreno

Così Sacha Naspini racconta le gesta di Giovanni Medici

di Melisanda A. Massei
Così Sacha Naspini racconta le gesta di Giovanni Medici

PIOMBINO. Giovanni Medici era un nobile. Poteva avere tutto. E invece scelse di affrontare ogni giorno il nemico alla testa di una delle più feroci truppe mercenarie d’Italia. Fu appunto col loro...

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PIOMBINO. Giovanni Medici era un nobile. Poteva avere tutto. E invece scelse di affrontare ogni giorno il nemico alla testa di una delle più feroci truppe mercenarie d’Italia. Fu appunto col loro nome, le Bande Nere, che anche lui, personaggio complesso e affascinante, passò alla storia: una storia che non sempre ha chiesto a se stessa soltanto la propria versione ufficiale, tanto era il tributo alla leggenda e all’immaginazione che essa sapeva di dover versare.

A cogliere gli ambiti più seducenti di questa vicenda del Rinascimento italiano ci pensa adesso Sacha Naspini e lo fa con “Il Gran Diavolo” (nelle foto autore e libro), il romanzo - in uscita il 26 febbraio - che segna il suo esordio con Rizzoli.

Un traguardo importante per il giovane scrittore nato a Grosseto nel 1976, ma cresciuto a Riotorto, un diploma di liceo artistico e una passione per la scrittura che a oggi porta al suo curriculum una decina di romanzi e una lunga serie di racconti e racconti lunghi (i primi pubblicati con le piombinesi Edizioni Il Foglio, con cui tuttora Naspini collabora). «Rizzoli - racconta - mi ha fatto un contratto al buio nel 2011. Ovvero, una richiesta di scrivere un libro con loro. Un romanzo storico. Senza che però ancora non si sapesse quale direzione prendere di preciso. Poi a un certo punto la nostra attenzione si è focalizzata sulla collana “I Signori della Guerra”, e Stefano Izzo mi ha proposto il personaggio di Girolamo Savonarola».

Naspini ci pensa un po’ su, poi capisce che il riferimento non è quello giusto per lui e di conseguenza declina l’offerta. «Poco dopo, per caso, o forse per destino, passando per Firenze in uno dei miei giri mi capitò di passare davanti alla nicchia di Giovanni Dalle Bande Nere, vicino a Ponte Vecchio. Lui, decisamente, è molto meno inflazionato di Savonarola. C’è un film girato nel 2002 da Ermanno Olmi, sì, e poi qualche libro, però non molto di più. Girai l’idea a Izzo e in pochi minuti la cosa prese corpo. E capimmo che il romanzo l’avrei scritto proprio su di lui». Qualche altro mese per mettere a fuoco le idee e poi l’inizio, a fine 2012. «Da un lato c’era la mia storia e dall’altro la storia reale. Due diverse “telecamere” da mettere insieme alle altre telecamere su personaggi che io stesso mi sono divertito a creare. Un pò documentazione, certo, è servita, prima fra tutti quella raccolta grazie a un importante libro di Cesare Marchi. Soprattutto avevo bisogno degli strumenti che mi permettessero di creare il quadro della storia, la sua suggestione. Dopodiché la stesura effettiva mi ha impegnato per quattro o cinque mesi». Col lavoro di redazione un anno in tutto, durante il quale Naspini ha scritto anche altro, così come si addice alla sua indole di scrittore instancabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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