Il Tirreno

«L’area del Piano a Rio Marina rischia di sprofondare»

«L’area del Piano a Rio Marina rischia di sprofondare»

Il geologo Casagli: il terreno cede un millimetro al giorno. In pericolo non solo la strada ma anche le case e le attività

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RIO MARINA. «Buona parte della zona del Piano, per un’estensione di 12 ettari, deve essere considerata ad alto rischio di sprofondamento». A lanciare l’allarme è il geologo Nicola Casagli che, per conto della Regione e della Provincia, sta monitorando l’area della strada provinciale collassata lo scorso 4 febbraio. I dati raccolti dallo studioso sono preoccupanti. E, cosa ancor più grave, non riguardano soltanto il manto stradale della provinciale, ma si estendono in zone occupate da case, attività commerciali e turistiche.

Il terreno si muove. «La voragine del Piano è in costante evoluzione. Dopo il lieve rallentamento osservato fra il 10 e l’11 febbraio, il movimento di abbassamento è ripreso a velocità pressoché stazionaria: il terreno cede costantemente di circa 1 millimetro al giorno, tutti i giorni». Nicola Casagli rende noti i dati raccolti dal georadar installato al Piano. Lo stesso georadar che è riuscito a prevedere, cogliendo in tempo reale tutti i movimenti, l’apertura della voragine lo scorso 4 febbraio. Nel complesso le strumentazioni hanno rilevato un cedimento verticale di quasi 5 centimetri. In un mese, qualora il fenomeno mantenesse questo ritmo, il terreno sprofonderebbe di 3 centimetri.

La terra del Piano si muove, dunque. Ma il fenomeno, secondo i dati raccolti dal professionista, interessa un’area molto più vasta rispetto a quella occupata dalla strada. «È bene chiarire che la crisi in atto, iniziata nel gennaio del 2008 con la prima della serie di nove voragini, non riguarda solo la Sp 26, bensì buona parte della zona del Piano, per un’estensione di circa 12 ettari. Tale zona dovrebbe essere considerata ad alto rischio di sprofondamento e comprende abitazioni (Villaggio Togliatti ndr), attività produttive, commerciali, turistiche e ricreative». Tenere chiusa la strada, insomma, potrebbe non bastare. E il problema riguarda quindi la sicurezza degli insediamenti di quella zona e delle persone. I rischi già emersi con forza un anno fa, quando il Comune era guidato dal viceprefetto Bonfissuto, stanno - purtroppo - trovando conferma nei numeri. Non a caso i Comuni di Rio Marina e Rio nell’Elba stanno lavorando ad un piano ad hoc di protezione civile per la zona del Piano. Il primo cittadino di Rio Marina, Renzo Galli, sceglie la strada della prudenza. «Seguiamo la vicenda con attenzione, ma aspettiamo che gli studi dei tecnici impegnati nell’area del Piano siano depositati e discussi – spiega – i pareri degli studiosi non sono concordi, occorre fare chiarezza. A quel punto prenderemo le nostre decisioni».

Le cause. Il futuro del Piano è legato in modo stretto all’individuazione delle cause delle voragini. Il responsabile del monitoraggio, Nicola Casagli, ha puntato l’attenzione nei confronti dell’attività di emungimento dell’acqua. Asa, al contrario, nega che la responsabilità sia imputabile all’attività di pompaggio e da tempo ha commissionato uno studio al professor Carmignani dell’Università di Siena.

Casagli individua come cause predisponenti naturali per fenomeni come quello di Rio Marina la presenza di calcare cavernoso in profondità, fenomeni carsici, la presenza di un materasso di depositi sciolti alluvionali in superficie, la presenza di antichi canali, la ricarica delle falde superficiali e sotterranee nelle zone piovose. Infine i terremoti o vibrazioni. «Ma è ben noto – sostiene Casagli – che la causa antropica principale che determina la formazione delle voragini sta nei pompaggi che, alterando la circolazione idrica superficiale, possono determinare fenomeni di erosione dei sedimenti sciolti e la loro asportazione attraverso le sottostanti cavità carsiche».

A tale proposito il geologo fa notare come nella zona del Piano vi siano 14 pozzi, di cui cinque ad uso acquedotto. «Alcuni di questi – spiega il geologo – si trovano a meno di 200 metri dal sito interessato dai cedimenti. Nel 2006 è stato realizzato il nuovo pozzo del Piano e dal 2007 l’intensità dei prelievi dai pozzi è aumentata raggiungendo i 600mila metri cubi d’acqua per anno, di cui circa 1300 metri cubi al giorno, pari a 0,20 litri al secondo in inverno. Dal 2007 i pompaggi non sono mai stati interrotti (le interruzioni invernali riguardano solo alcuni pozzi)». Il geologo fa notare inoltre come nel gennaio 2008 «c’è stato il primo sprofondamento e prima non si erano mai verificati episodi paragonabili- spiega – il tratto di strada è stato realizzato un secolo fa in quella zona e mai erano accaduti dissesti paragonabili. Inoltre gran parte delle voragini si sono formate nella stagione della ricarica della falda, come è naturale in tantissimi altri casi (Camaiore a ottobre, Bottegone a gennaio, tutte situazioni legate ai campi pozzi posti nelle vicinanze)». Secondo il geologo , tuttavia, il problema non «è dimostrare che il pompaggio è la causa delle voragini, semmai l’inverso. Ovvero dimostrare che, eventualmente, il pompaggio non è la causa delle voragini in questa particolare situazione. A mio parere non esiste ad oggi alcuna prova che possa escludere con certezza che i pompaggi sono ininfluenti».)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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