Il Tirreno

Tribunale, 2 anni di lotta per una vittoria elbana

di Luca Centini
Tribunale, 2 anni di lotta per una vittoria elbana

A giorni il decreto sarà pubblicato, poi un nuovo trasloco di fascicoli e mobili La sezione sarà riattivata fino al 2016. Peria: «Un atto di giustizia»

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PORTOFERRAIO. «Una vittoria di tutti». Il presidente della conferenza dei sindaci Roberto Peria e dell’associazione forense elbana, Paolo Di Tursi, usano queste parole per commentare, a mente fredda, il varo da parte del Consiglio dei ministri del decreto correttivo sulla riforma della geografia giudiziaria. L’isola, con Lipari e Ischia, è riuscita nell’impresa di far cambiare idea al governo: la sede distaccata di Portoferraio riaprirà i battenti, sebbene per soli tre anni (e non per cinque come da proposta originaria).

Il dietrofront del ministero, che lo scorso settembre chiuse gli uffici di via Guerrazzi, rappresenta un «precedente legislativo importante per l’Elba», spiega Di Tursi, perché - forse per la prima volta - sono riconosciute le esigenze particolari dell’isola e si fa fronte ai disagi dei cittadini, privati per questi mesi di un servizio fondamentale e costretti a fare la spola dallo scoglio a Livorno.

Nuovo trasloco. Non sono ancora chiari i tempi entro cui la sezione distaccata, in seguito alla decisione del Consiglio dei ministri, sarà riattivata. Il decreto legislativo deve ancora essere emanato dal presidente della Repubblica, quindi pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il quindicesimo giorno dalla pubblicazione entrerà in vigore. Ma a questi tempi “procedurali”, probabilmente, se ne aggiungeranno altri di tipo pratico. Buona parte dei fascicoli sono stati trasferiti da mesi nelle sedi civile e penale del tribunale di Livorno. Con essi anche alcuni mobili presenti negli uffici, in particolare in quello del cancelliere. Il paradosso è che parte di questo materiale è stato portato via dall’Elba a ridosso del periodo natalizio. Quando, per intendersi, la battaglia per la riapertura della sede pareva già essere in discesa. Servirà un nuovo trasloco per rendere di nuovo gli uffici operativi (probabilmente intorno a primavera).

La battaglia. A settembre 2012 il governo Monti annuncia la riorganizzazione delle sedi giudiziarie che comporterà il taglio di 220 sezioni distaccate, tra cui quella elbana. Monta la protesta degli avvocati, dei sindaci e della politica. Finisce l’estate e arriva il momento dei tagli: Roberto Peria minaccia di dimettersi da sindaco. Il 13 settembre scorso gli uffici di via Guerrazzi vengono chiusi. Il giorno stesso gli avvocati e i sindaci scendono in piazza per protestare. «Ci avete lasciato in mutande», dice la sindaca di Marciana Anna Bulgaresi, sventolando un paio di boxer. È forse l’immagine più nitida della rivolta elbana. Gli avvocati iniziano la raccolta delle firme e la riconsegna simbolica dei certificati elettorali. Ma intanto la politica e i parlamentari vicini all’isola (su tutti la deputata Pd Silvia Velo), lavorano per far cambiare idea alla Cancellieri. Intanto iniziano i disagi per i cittadini, documentati sulle pagine de Il Tirreno, costretti a fare la spola tra l’Elba e Livorno.

A dicembre si aprono i primi spiragli, durante il lavoro della commissione di monitoraggio che lavorerà al decreto correttivo. La porta sembra spalancarsi prima di Natale, quando i sindaci - dopo che le commissioni giustizia alla Camera e al Senato si esprimono per il mantenimento di Portoferraio - escono soddisfatti dall’incontro al ministero con la commissione di monitoraggio. Il finale è roba di questi giorni, con le turbolenze dovute all’ostilità di Alfano alla riapertura delle sedi insulari, arginata venerdì in Consiglio dei minsitri.

La vittoria. «La riapertura è un successo di chi ha lottato con determinazione per l'obiettivo – dice Peria – noi sindaci, l'associazione forense ed in particolare l'avvocato Di Tursi, Silvia Velo, David Ermini, i sottosegretari Berretta e Ferri, il segretario del Pd Mazzei, che con noi ha percorso molti chilometri di autostrada, di Ancim col presidente Corongiu e Giannina Usai. Questa vittoria, sul cui carro sono già saliti in molti, anche quelli che non abbiamo mai sentito, neanche per telefono (ma non importa), è un fondamentale riconoscimento giuridico del valore dell'insularità e spiega quale sia il modo in cui il legislatore intende declinare il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall'articolo 3 della Costituzione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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