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Primarie Pd, Pietrelli punta su lavoro, ambiente e stop ai costi della politica - Commenta
La leader dei renziani ufficializza la candidatura alle primarie. Bocciato il polo di rottamazione, più forza all’economia del mare e alle imprese
Mentre il gruppo dirigente del Pd continua a lavorare in cerca di «una soluzione unitaria» per il nuovo sindaco di Piombino, Martina Pietrelli rompe gli indugi.
Ieri infatti al bar Nanni, nel cuore del centro storico, la leader dei renziani piombinesi si è messa ufficialmente in gioco, chiedendo agli iscritti «il sostegno alle prossime primarie del Pd».
«Mi candido perché voglio dare un contributo alla mia città – ha detto Pietrelli – con umiltà ma anche con la convinzione che i problemi non possono essere risolti da una sola persona ma che serve un respiro più ampio, che comporta la creazione di alleanze con le altre forze politiche, con le istituzioni superiori, e più in generale con tutta una comunità».
Se il gruppo dirigente del Pd ha bocciato tutte le candidature extra apparato, giudicandole di fatto inadeguate agli impegni che il prossimo sindaco si troverà a fronteggiare, Pietrelli invece mostra serenità: «Si parla del ruolo del sindaco come di una croce – dice – e a me questa pare un’eccessiva drammatizzazione. Quel che conta è mettere in campo delle idee, quelle di una città che deve solo dar forma a tutte le potenzialità di cui dispone, professionali, culturali e ambientali».
La prima candidata del Pd alle primarie ha messo nero su bianco alcune delle proprie idee in un opuscolo (“Piombino, una svolta per tutte”, a cui ha collaborato l’attivissimo gruppo che la sostiene), spiegando però che «non si tratta di un programma vero e proprio, ma di una base di partenza».
Così l’industria «resta elemento centrale ma il miglioramento ambientale deve essere netto», serve anche «dare sostegno al tessuto delle imprese che stanno resistendo nonostante tutto e che rappresentano una ricchezza del territorio». Per Pietrelli occore poi dare importanza alla logistica: «Siamo un luogo di viaggio, che deve avere un ruolo importante nel Mediterraneo, con la nautica che può svilupparsi di più realizzando però nel giro di 2-3 anni le previsioni già esistenti. E poi occorre un rapporto più stretto con l’Elba e con le altre isole, siamo il terzo polo passeggeri in Italia, integrare la presenza dell’arcipelago nella nostra politica turistica darebbe corpo e sostanza al nostro ruolo di ponte per le isole».
Sulla questione del polo di rottamazione sul porto, Pietrelli non esita a esporre la propria tesi, opposta a quella sposata dal suo partito: «Sono perplessa, occorrerà approfondire il tema – spiega – ma l’idea di trattare rifiuti pericolosi in un quadro normativo incerto mi pare rischiosa e in contrasto con la nostra idea di città, mediterranea appunto, che punta sul connubio tra turismo, agricoltura, cibo e cultura».
In sintonia con questo ragionamento c’è dunque l’impegno a lavorare «per la riduzione dell’inquinamento industriale, le bonifiche che hanno molto a che vedere con l’aspetto della riconversione e dell’innovazione del nostro sistema produttivo. Ma anche piccole grandi cose: l’acquisto di mezzi pubblici elettrici, il rilancio di una politica di riduzione dei rifiuti e del loro riuso, l’incoraggiamento di investimenti nell’efficienza energetica degli edifici».
Insomma, una città nuova, più moderna e protesa verso tutto ciò che è innovazione. Per cambiare però «serve un cambio di passo dell’urbanistica, nella celerità delle risposte, nel ridimensionamento delle previsioni d’espansione edilizia non più realistiche. Ma anche un approccio non ideologico a temi quali i frazionamenti, i cambi di destinazione d’uso, gli ampliamenti e le ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente, una centralità e attenzione maggiore alla qualità del progetto».
Infine un cenno ai costi della politica: per Pietrelli occorre «dimezzare il numero dei dirigenti, diminuirne gli stipendi, bloccare le indennità dei politici e dei presidenti delle società, associare le funzioni di servizi importanti con gli altri Comuni». Ma anche «ridurre il numero delle società partecipate, e gestire meglio e con costi inferiori quelle che rimangono, Asiu e Asa su tutte, a cominciare dalla scelta di chi le guiderà, fatta in base al merito e non alle logiche di partito. Si può chiudere la Società patrimoniale, vendere la società delle farmacie e la Tap, in perdita dalla nascita, e oggi investita in pieno dalla crisi Lucchini».(cloz)
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