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Lucchini: presentato in Comune il piano del gruppo giordano

Lucchini: presentato in Comune il piano del gruppo giordano

Un intervento del valore di circa tre miliardi di euro per riqualificare la fabbrica e investire nel porto e nel turismo Gli emissari del Fondo arabo hanno illustrato nei dettagli il progetto a sindaco, capigruppo, sindacati

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PIOMBINO. Spostamento dell'intera area a caldo con la realizzazione di due forni elettrici, e di un impianto Corex per la produzione di ghisa mantenendo la capacità complessiva dello stabilimento di 2 milioni di tonnellate e la piena occupazione, che addirittura potrebbe essere ampliata collegando l'attività siderurgica con quella del polo per la demolizioni navi. É l'idea progettuale che hanno illustrato nella sala consiliare del Comune di Piombino i rappresentanti della Steel Wordwide Services, società con sede a Londra, che si occupa del ramo progettazioni siderurgiche per con della Smc, la società tunisina che ha presentato l'altro ieri la manifestazione d'interesse per l'acquisizione degli stabilimenti del Gruppo Lucchini di Piombino, Lecco, Gsi e Verek.

Un progetto più che ambizioso dietro il quale ci sarebbe un fondo di investimenti controllato da un magnate giordano, residente a Dubai, con moglie e figli statunitensi. A parlarne ai capigruppo consiliari, ai sindacati ed ai rappresentanti della associazioni di categoria, invitati dal sindaco Anselmi, sono stati Renzo Capperucci (ex capoturno dell'Ilva che ha svolto funzioni di mediatore con l'investitore arabo), Roberto Sabot e Marco Castellanin della Sws. I tre hanno confermato la disponibilità dell'ancora misterioso Fondo a investire tre miliardi a Piombino: 1,5 per trasformare radicalmente in quattro anni la fabbrica ed altrettanti per realizzare un hotel con centro congressi nella aree più vicine alla città che si libereranno dopo la demolizione dell'altoforno, della cokeria e lo spostamento dell'attuale acciaieria. L'interesse degli arabi si estende anche all'energia, con una eventuale disponibilità ad acquisire e rendere ambientalmente compatibile la centrale Enel di Tor del Sale.

La proposta degli arabi si inserisce tra le manifestazioni di interesse già presentate dalla cordata Duferco-Feralpi-Acciaierie Venete e dal Fondo Klesch.

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