Il presidio
Primarie, Tortolini in pole. Nel Pd aria di tempesta
Sei in lizza per il dopo Anselmi, ma c’è polemica per le regole decise a Firenze che taglieranno il numero dei candidati. Chance solo per Pietrelli e Giuliani
PIOMBINO. Sei candidati per il dopo Anselmi, più o meno tutti contro tutti, sempre che la prossima direzione dell’Unione comunale, il 7 gennaio, non porti a una miracolosa ricomposizione: questa è la fotografia del Pd a un paio di settimane dallo stop alle candidature per le primarie a sindaco. Le indiscrezioni pongono al via Matteo Tortolini, Martina Pietrelli, Massimo Giuliani, Fulvio Murzi, Marco Chiarei, Marco Macchioni.
Ma proprio le regole che la direzione regionale del Pd (ancora da rinnovare) ha fissato per le candidature, alla fine taglieranno drasticamente il numero dei contendenti, che saranno due o al massimo tre. E’ una faccenda piuttosto complicata, un po’ come tutte quelle che riguardano l’organizzazione dei Democratici: per candidarsi serve il 10% delle firme di iscritti al partito, o il 20% nel caso in cui le primarie diventino di coalizione. Essendo gli iscritti in città poco più di 1200 significa raccogliere almeno 120 firme, ma più probabilmente 240 visto che è in corso una trattativa con l’Idv, Comunisti italiani e i socialisti di Spirito libero, che almeno con l’Italia dei valori di Marco Mosci potrebbe andare a buon fine.
Logico che se il candidato sindaco del gruppo dirigente uscito vincitore dal congresso fosse Matteo Tortolini (anche se il consigliere regionale mantiene un basso profilo sostenendo di voler restare dov’è, cioè a Firenze) per lui potrebbero arrivare molte più firme di quelle necessarie, limitando il numero di quelle disponibili agli altri candidati. Tagliando fuori di fatto Macchioni e rendendo la vita difficile pure a Martina Pietrelli. Gli altri (Giuliani, Murzi e Chiarei) potrebbero trovare un accordo per un solo nome, eventualità che al momento pare poco probabile. Dei tre Giuliani, molto popolare in città, sostenuto da una parte consistente della vecchia giunta, sembra l’unico con delle chance.
Le regole di fatto impediranno anche un eventuale ballottaggio, possibile solo col 60% dei voti dell’assemblea comunale, dove però i numeri sono tutti in favore del gruppo eletto intorno al segretario cittadino, Ettore Rosalba. Più che prevedibilmente favorevole a un voto secco, senza correre il rischio di eventuali accordi tra i perdenti al primo turno.
Così, in attesa della direzione del 7, dietro le quinte il malumore dei candidati delle minoranze è evidente, riguardo alle regole scelte a Firenze da un gruppo dirigente che è ancora quello, per intendersi, dell’era Manciulli. Il loro ragionamento è chiaro: come fa un partito che ha eletto il segretario nazionale con le primarie aperte e dove recentemente per candidatura di un parlamentare bastavano 100 firme, a fissare regole che di fatto limitano il confronto elettorale fino in qualche caso a impedirlo? Inoltre il tentativo di creare una coalizione prima delle primarie non solo senza un programma discusso internamente, ma pure senza una segreteria nominata né a livello comunale né di federazione a due mesi dalla fine del congresso, viene vissuto come una forzatura pensata per alzare il numero delle firme necessarie e limitare il numero dei concorrenti alle primarie.
Ma i malumori – questi diffusi in particolare tra i vincitori del congresso locale – sono diretti anche verso Gianni Anselmi, accusato di non voler prendere posizione e di rifiutare un ruolo di mediazione nel tentativo di selezionare le candidature.
La direzione del 7 – in cui Rosalba annuncerà la segreteria e «il percorso per le primarie» – chiarirà gli scenari in maniera forse definitiva. E se la candidatura di Matteo Tortolini viene data scontata un po’ da tutte le anime del partito, è probabile che il consigliere regionale voglia capire fino in fondo la qualità del sostegno che il partito gli assicurerebbe al momento del voto, aperto a tutti gli elettori del Pd.
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