Il presidio
Il Pinocchio di D’Alò nato a San Vincenzo
Oggi il film d’animazione sarà proiettato al Verdi. Il regista: «Ispirato da questo territorio miracoloso»
SAN VINCENZO. Non perdere la capacità d’immaginare, imparare di nuovo la fantasia dai figli, senza trasferire mai in essi le proprie aspettative e frustrazioni. È questo il messaggio del “Pinocchio” di Enzo D’Alò, storia del rapporto difficile fra un padre e il figlio da lui creato, film d’animazione pluripremiato in tutto il mondo che oggi alle ore 16, al teatro Verdi di San Vincenzo, sarà proiettato per grandi e piccini (prezzo del biglietto 4 euro), con la collaborazione dell’associazione “San Carlo 1927” e delle scuole elementari sanvincenzine, alla presenza dello stesso D’Alò e della moglie Maricla Affatato, scrittrice, giornalista e produttrice che nel film ha realizzato il doppiaggio della Volpe.
Si tratta del primo film d’animazione mai realizzato in Italia sulla base del classico di Collodi, un film la cui gestazione è durata circa 10 anni e che sa tanto di San Vincenzo e della Val di Cornia. San Vincenzo è stata la base del lungo lavoro di produzione, e da San Carlo è stata presa ispirazione per le scenografie collinari. A SanVincenzo, gli storyboardisti hanno fatto migliaia di foto, escursioni, con riunioni di lavoro fra D’Alò, la moglie Maricla, il compianto Lucio Dalla e altri. Fra le scene del film si possono riconoscere, traslate in animazione, anche Baratti, Rimigliano e alcune zone del Cecinese, dove D’Alò e la moglie vivono per parte dell’anno.
Per il film, uscito a febbraio 2013, sono arrivati i riconoscimenti al Festival di Venezia e la nomination agli Efa, gli Oscar europei del cinema. Pluripremiato ovunque e distribuito in Europa, Asia, Stati Uniti, con grande successo di pubblico e critica. Un film al quale hanno lavorato circa 500 persone, molte delle quali italiane, con tanti toscani, specie fra i doppiatori: Paolo Ruffini, Maurizio Micheli, Nada e altri. Con Geppetto e Pinocchio le cui voci sono interpretate da un padre e da suo figlio anche nella realtà.
D’Alò, com’è nata l’idea di realizzare “Pinocchio”?
«Nacque da un dialogo fra me e Massimiliano Gusberti di Rai Fiction. Ci chiedevamo perché non esistesse una versione italiana d’animazione di Pinocchio. Mi misi a scrivere la sceneggiatura, ma il progetto si fermò nel 2001. In questo decennio ho rielaborato la sceneggiatura e riflettuto sull’opera. Classici come Pinocchio ti permettono di giocare con i significati e le interpretazioni. Rileggendolo, non si capiva quale fosse il paesaggio di riferimento del libro. Collodi andava spesso nei pressi di Castiglioncello. Io ho scelto questa zona: meravigliosa, quasi miracolosa. Quindi i vai e vieni di Pinocchio al mare me li sono immaginati qui: Rimigliano, Baratti, la costa cecinese. In più, le colline: San Carlo, Casale Marittimo, Bibbona. Nei disegni di Lorenzo Mattotti si ritrovano queste zone».
Qual è stata la base di lavoro del film?
«San Vincenzo. Alcuni amici ci hanno aiutato ad organizzarci per trovare posti in cui soggiornare. Gli storyboardisti, per disegnare le loro scene andavano a fotografare San Carlo, Rimigliano, Baratti, Bolgheri, il Romito. Nel film, si riconoscono persino i tronchi d’albero delle spiagge di Baratti e Rimigliano».
Ci racconti qualcosa del suo Pinocchio.
«Il film racconta la storia di un padre e di un figlio, letteralmente costruito dal proprio genitore. Un padre che trasferisce su di lui il carico delle proprie aspettative e frustrazioni. Pinocchio fugge, Geppetto lo insegue. Quando s’incontreranno di nuovo, saranno disponibili a capire che non sono l’uno la copia dell’altro. L’inizio del film è simbolico: Geppetto gioca con un aquilone, che gli scappa dalle mani. Ossia: ha perduto la capacità di sognare. Pinocchio diventa quindi uno stimolo, per Geppetto, affinché questi recuperi la propria fantasia. Geppetto recupererà un po’ del bambino che è in lui, e si sentirà padre quando Pinocchio lo caricherà sulle sue spalle e lo porterà in mare, aiutandolo a superare la paura di non saper nuotare».
Lucio Dalla ha scritto la sua ultima canzone proprio per il film, è vero?
«Sì. Dalla era amico di mia moglie. Andammo a trovarlo nel 2002. Dalla era un grande conoscitore dell’illustrazione, un appassionato di film d’animazione. Gli feci vedere il trailer e accettò di scrivere la colonna sonora. Musiche eccezionali, le sue, con l’ultima canzone che ha scritto in vita».
Paolo Federighi
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