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Chiudono i negozi storici regge il franchising
Lascia la gioielleria Magnoni in corso Italia dal 1938, ha già detto basta “Arianna” Funziona ancora la gestione familiare. Pallini: «Troppe tasse senza più crediti»
PIOMBINO. Serrande giù per sempre, azione “pesante” sia per chi è storicamente sul mercato piombinese come per i quei giovani che hanno tentato la carta del commercio non riuscendo a superare lo scoglio dei “due anni classici” (al secondo si cominciano a pagare le tasse). Al di là di quegli operatori del settore che resistono nonostante tutto c’è poi, ancora, qualcuno che ha il coraggio di rinnovare o aprire: a testimonianza di una città che non vuol darsi per vinta. Reggono le attività in franchising. Molti i compro oro, ma qualcuno sta mollando.
Gran via vai i giorni prima di Natale si è visto soprattutto in quei negozi con vendite promozionali forti: è successo per l’abbigliamento “Replay” in corso Italia, che dal 4 gennaio riaprirà nei fondi prima occupati dalla libreria Mondadori. Sconti apprezzati sulle scarpe bambino a “Pollicino” per restyling. Tanti clienti in attesa alla gioielleria ottica Magnoni, in corso Italia 36 dal 1938. Qui gli scontissimi sono cominciati il 15 novembre e finiranno con la chiusura, il 10 gennaio. Dopo la fine di Chiarei, attività centenaria, si chiude un’altra pagina del commercio in città, dopo 75 anni. «Il mio babbo arrivò qui da Modena – dice il titolare, Aristide Magnoni – Figlio di orologiaio e già esperto come gli altri due miei zii; dopo la crisi del ’29 decisero di spostarsi altrove. Babbo si fermò a Piombino; i suoi fratelli andarono uno a Portoferraio e l’altro a Rosignano, sempre dove c’erano più opportunità. Qui, in corso Italia, babbo divenne famoso coi primi orologi subacquei quando in vetrina ne mise uno dentro una vasca coi pesci rossi. Sono subentrato nell’attività nel 1968. Ma ora, per mille motivi, devo lasciare».
Da pensare che, in corso Italia, il fondo non resterà vuoto a lungo, come invece capita in via Volta. Qui già da un paio di mesi, senza attendere Natale, ha chiuso i battenti un altro negozio conosciuto a Piombino per gli accessori moda da signora “Arianna” (prima in via Galilei). Per Ivano Ghignoli che da trent’anni gestisce il “Bar Together” davanti alla Posta centrale la caduta libera di questi ultimi anni è stata aggravata dal trasloco di molti uffici di servizio: «Situazione difficile, chiuso il tribunale, l’ufficio di Equitalia... e la gente si rende conto della gravità di questi fatti solo quando ha bisogno di un timbro su una cartella e deve rivolgersi, come minimo, a Livorno. Anni fa – ricorda Ghignoli – qui vicino c’era l’Inail che poi venne sostituita dall’Asl, ma ora anche quel gigantesco fondo che si affaccia su piazza Dante è vuoto. Sì, c'è la Posta ancora di fronte a noi, ma riusciamo a portare avanti il bar soprattutto perché da sempre il lavoro si basa sulla conduzione familiare».
Poco distante, in via Fucini, alla cartoleria “Jolly” si respira aria di festa. Qui da sessantanni (da quando sull’angolo tra via Volta e via Lombroso c'era anche “la Scolastica”), da dieci anni a gestirla c'è Federica Orlandini, che tra un cliente e l'altro riesce a dare qualche risposta: «Certo la vicinanza con elementari e medie aiuta – commenta sorridendo – e qui tutti vengono a cercare la qualità, anche dei quaderni. Per la crisi? Cambiato un po’ il passo per i regali, si cerca sempre qualcosa di utile, macché portapenne da scrivania! Cose che possano servire. Ma credo sia necessario amare il proprio lavoro; entrano sempre persone che chiedono consigli, c’è la confusione giusta!».
Momento difficile, ma non tutto è perduto. «Il potere d’acquisto è dimezzato – commenta l’assessore alle attività produttive Luca Pallini – mancano aiuti da parte della banche anche per pagare le pesanti tasse. A differenza che in passato l’accesso al credito non esiste più. Bene il franchising. Ma mentre chiudono negozi storici – sottolinea – non vengono sempre sostituiti da rivendite di qualità. L’errore è pensare che il commercio dia facile guadagno: spesso, purtroppo, c’è chi si rovina investendo così persino i risparmi».
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