Il Tirreno

Brunini (Sel)

«L’Asl 6 è la peggiore di tutta la Toscana»

PIOMBINO. Sel boccia l’Asl. Lo fa con Alessandro Brunini (federazione provinciale) che la definisce la peggiore da troppo tempo, ricordando le rilevazioni del MeS del Sant'Anna di Pisa. Qualche...

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PIOMBINO. Sel boccia l’Asl. Lo fa con Alessandro Brunini (federazione provinciale) che la definisce la peggiore da troppo tempo, ricordando le rilevazioni del MeS del Sant'Anna di Pisa.

Qualche titolo della stroncatura: il peggior clima interno rilevato tra i lavoratori delle aziende sanitarie toscane; liste di attesa kafkiane (11 mesi per esami di primo livello come le ecografie o i doppler);inadeguatezza delle strutture. E ancora, mancanza di un coordinamento serio della medicina di base e dei servizi territoriali. «Basti pensare - dice Brunini - che nella Asl grossetana gli appuntamenti li gestisce direttamente il medico di famiglia così come le risposte delle analisi, grazie ad una sapiente integrazione con i servizi di rete intranet, semplificando la vita al cittadino. E poi ci sono i tagli di ogni tipo».

L’esponente di Sel fa l’esempio dei trasporti sanitari e dei ticket regionali, della chiusura di servizi specialistici e della mancanza di assistenza ad elevata specializzazione nelle periferie.

Tutto questo - secondo la sua analisi - avviene precarizzando di fatto non solo le figure professionali, rendendo difficile la programmazione di una vita normale agli operatori tutti, ma anche la vita dei cittadini per i quali diventa ogni giorno più difficile raggiungere i servizi.

«E' giunto il momento di dire basta ottimizzando veramente le risorse, implementando il territorio, migliorando i servizi alla porta del cittadino, stabilizzando i lavoratori garantendo loro un lavoro dignitoso, tagliando certi privilegi che oggi appaiono sempre più come un pugno nello stomaco. O facciamo così o non solo assisteremo ad una migrazione degli utenti verso le Asl limitrofe (Pisa per la parte nord della provincia e Grosseto per la parte sud), ma anche dei lavoratori, stanchi ormai di vivere in un sistema che li lascia soli a gestire l'ingestibile».

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