Sicurezza
Scatta un piano del Parco dell’Arcipelago contro cinghiali e mufloni
Un bando per il sevizio: obiettivo minimo la cattura di 750 capi all’anno Negli ultimi 15 anni sono stati intrappolati o abbattuti 10mila animali
PORTOFERRAIO. Un maxi progetto per riequilibrare l’ecosistema. Un progetto legato all’eradicazione o meglio al contenimento degli ungolati. E’ stata infatti avviata la procedura per la concessione del servizio di trappolamento di cinghiali e mufloni sulla maggiore isola della Toscana. Lo ha determinato il Parco dell’arcipelago, invitando le ditte e le imprese interessate a far pervenire all’ente promotore entro il 2 gennaio 2014 le loro offerte.
Il Parco fissa anche alcuni requisiti di partecipazione come, per esempio il possesso almeno di venti trappole per la cattura e l’importo corrisposto nella concessione pari a oltre 103mila euro per la cattura di un minimo di esemplari pari a 750 capi per ogni anno. In definitiva sarà attribuito l’importo di oltre 51mila euro in proporzione al numero di cinghiali catturato ogni anno. E’ la risposta che il Parco propone per far fronte alla crescita che si è avuta sull’isola della presenza di ungolati.
Nel 2012 sono stati catturati 1.500 esemplari, ma s’impone la necessità di equilibrare la presenza dei suini selvatici. L’obiettivo perseguito è quello di “equilibrare l’habitat naturale” dell’Isola così sconvolto dall’eccessiva presenza degli animali selvatici.
Nonostante che negli ultimi quindici anni siano stati catturati (o abbattuti) sul territorio elbano quasi 10mila cinghiali, evidentemente questo non basta. Occorre prevedere e programmare iniziative di controllo e selezione per contenere il fenomeno se non farlo sparire del tutto. Né il parco resta insensibile di fronte ai saccheggi e alle devastazioni sistematiche delle colture e delle varie attività agricole che ancora insistono all’Elba che questi animali perpetrano alla ricerca vorace e incontenibile di cibo. Qualcosa di più di un problema, in quanto con il loro passaggio “arano” i terreni di continuo. Non a caso, da tempo, c’è chi indica come unica soluzione l’eradicazione.
Senza poi far riferimento ai disastri che si verificano nei boschi dell’Isola dove appare compromesso dall’azione di cinghiali l’equilibrio ambientale con la nota biodiversità isolana. Gli interventi prevalenti sulla limitazione dei cinghiali sono avvenuti con l’uso delle trappole, che dal 2005 garantiscono in media l’84% del prelievo totale e la cattura avviene soprattutto in estate, in particolare in giugno si hanno i maggiori risultati.
Gli animali sono catturati e poi inviati in una riserva. Qualche dato fornito sempre dal Parco nazionale dell’arcipelago toscano può essere indicativo. Dal 1997 al 2004, sempre secondo i dati del Parco, veniva praticata una selezione con le “braccate”, ma si ottenevano solo alcune centinaia di abbattimenti per anno. In totale, in 7 anni, dal 1997 al 2004, tali interventi hanno eliminato solo 1360 capi, mentre dal 2009 in poi, con l’aumento delle trappole, si sono sempre superate le 1000 unità di catture nei 365 giorni. Da qui nasce l’esigenza di affrontare seriamente il problema, affidando il servizio di trappolamento a ditte specializzate.
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