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Gli ex licei sempre più fatiscenti, il Comune non riesce a venderli

Gli ex licei sempre più fatiscenti, il Comune non riesce a venderli

Quindici anni di fallimenti tra bandi d’asta e trattative private: nessuno vuole quell’immobile L’assessore Francini: «Siamo sempre stati aperti su tutto, purtroppo il mercato non risponde»

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PIOMBINO. L’esterno è un succedersi di tapparelle spezzate, vetri sporchi, intonaco pronto a venire giù a pezzi. Poi entri e vedi quindici anni di abbandono. Anzi, dodici, dato che l’ultima volta che il vecchio edificio del liceo classico di via Cavour - lasciato dalla scuola nel 1998 - è stato utilizzato fu in occasione del censimento 2001, per il centro raccolta dati. Dopodiché il vuoto, con quei locali rimasti lì al massimo a ospitare faldoni e raccolte di quotidiani della biblioteca civica Falesiana, e qualche ufficio nel caso dell’ex liceo scientifico, mentre i progetti di vendita e i bandi d’asta, più volte rilanciati nel corso del tempo, andavano fallendo uno a uno. L’ultimo risale al febbraio 2012. La base d’asta era di 2 milioni e 273mila 920 euro, ma anche quel bando finì con l’andare deserto, nonostante un ribasso del 15% rispetto alla proposta ancora precedente, risalente all’aprile 2010.

«La questione - dice l’assessore ai lavori pubblici Lido Francini - non sono i 100 o 200mila euro in più o in meno. Il mercato vive un momento di grave difficoltà, le banche sono restie a concedere mutui, e visto che non abbiamo mai rinunciato all’idea dell’alienazione degli ex licei l’ideale sarebbe trovare un privato in grado già di per sé di sostenere questo investimento, senza dover ricorrere a prestiti». La futura destinazione dei locali di via Cavour, aggiunge l’assessore, è un parametro rispetto al quale l’amministrazione si è posta sulla più totale ampiezza: i due ex licei potranno cioè essere utilizzati a scopo commerciale, residenziale oppure ricettivo, «ma come può una società comprarli se una qualsiasi banca, prima della firma del contratto, pretende di sapere quanti siano ad esempio gli appartamenti già venduti?».

Un’occasione più fortunata delle altre - almeno fino a un certo momento - in verità c’è stata nel corso di questi anni, ed è proprio quella datata alla primavera di tre anni e mezzo fa. Tre bandi consecutivi erano già andati deserti e allora il Comune programmò una trattativa privata, che la ditta Fondelli di Montaione si aggiudicò per la cifra di 2 milioni e 855 mila euro. Le carte definitive dell’accordo erano pronte per essere firmate: poi però l’impresa dichiarò di non essere in grado di portare a termine l’impegno e la cosa finì lì, non senza lasciare un certo amaro in bocca all’amministrazione, che vide così sfumare il proposito di utilizzare i proventi degli ex licei per la costruzione del nuovo polo culturale (poi coperto da un mutuo).

«Ripeto - prosegue Francini - noi non abbiamo mai rinunciato a vendere i licei ed è per questo che siamo stati sempre molto disponibili sia sui costi, sia sull’utilizzo, sia sulle modalità di demolizione e ricostruzione. Però resta il fatto che il mercato non risponde e di conseguenza al momento tutto è fermo». Con i locali che intanto diventano sempre più fatiscenti, soprattutto per quanto riguarda il principio fondamentale della sicurezza, lo stesso per cui nella seconda metà degli anni Novanta - specie per quanto riguarda la parte del liceo classico - fu deciso che non erano più adatti per accogliere le scuole. In seguito furono studiate varie soluzioni, attorno al 2002, quella dello scambio con la società Sant’Antimo di Marina (la ristrutturazione dei licei in cambio dello spostamento della biblioteca nelle stanze della chiesa di Sant’Antimo ai Canali e della realizzazione di un parcheggio in piazza dei Grani), ma la cosa non andò in porto. Nel 2005 il Comune presentò un programma integrato di intervento con i due immobili adibiti a uso residenziale e ricettivo-turistico, ma anche in quel caso tutto finì in una bolla di sapone alla scoperta di una falda sotto piazza dei Grani, nel 2008. L’anno dopo, in autunno, l’inizio della trafila infinita dei bandi, cinque in tutto, compresa la trattativa privata fallita con la Fondelli. «Lo ammetto - conclude Francini - al momento stiamo giocando in difesa. Non abbiamo alcun piano preciso. L’unica possibilità sarebbe provare a pubblicizzare questi immobili, magari entrando anche in contatto con qualche agenzia di promozione. Per questo però ci occorrerebbero dei soldi e noi non li abbiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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