Il Tirreno

Elbopoli, condanne ribadite in Cassazione

di Stefano Taglione
Elbopoli, condanne ribadite in Cassazione

I giudici rigettano i ricorsi di Gallitto e Lamberti, 3 anni e 6 mesi ai padri dell’ecomostro Giusti e Filippi

2 MINUTI DI LETTURA





PROCCHIO. Mentre l'ecomostro è quasi al tappeto, la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d'appello di Genova dello scorso 23 febbraio. L'ex prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, è stato quindi condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, mentre all'ex capo dei gip labronici, Germano Lamberti, sono stati inflitti 4 anni e 9 mesi. Entrambi erano imputati per il reato di corruzione in atti giudiziari. Per lo stesso illecito sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi anche i costruttori pistoiesi Franco Giusti e Fiorello Filippi, che prima dei sequestri del 2003 stavano edificando quello che doveva diventare il centro servizi di Procchio. Per tutti e quattro la Corte d’appello ligure aveva già condonato tre anni di pena, mentre gli altri reati, imputati a vario titolo, sono stati giudicati prescritti. Anche per quanto riguarda la corruzione in atti giudiziari, la prescrizione sarebbe stata dietro l’angolo. Dall'8 gennaio, infatti, Filippi, Gallitto, Giusti e Lamberti avrebbero potuto incorrervi.

L'inchiesta, che è stata condotta in Liguria dal sostituto procuratore di Genova Paola Calleri, inizialmente aveva coinvolto otto persone, imputate a vario titolo di una serie di reati tra i quali corruzione, peculato e favoreggiamento nell'ambito di speculazioni edilizie. La vicenda emerse nel 2003 quando - a giudizio della procura - gli imputati si erano riuniti in un gruppo di affari per speculazioni edilizie. Secondo l'accusa Lamberti e Gallitto avrebbero ottenuto appartamenti in un residence di lusso, nella zona di Cavo, dopo la ristrutturazione dell'ex discoteca Costa dei Barbari, in cambio di agevolazioni per la realizzazione del centro servizi di Procchio. I lavori per il restyling del prestigioso edificio dell’Elba orientale, fra l’altro, sono attualmente bloccati in attesa degli interventi di messa in sicurezza, che dovranno essere realizzati dalla Provincia di Livorno. Proprio come nella frazione marcianese - dove è in corso la demolizione da parte della ditta pistoiese e sta per partire l’intervento di messa in sicurezza idrogeologica della Regione.

Franco Giusti, come ogni giorno, ieri (quando è stata diffusa la notizia della sentenza della Cassazione ndr) si trovava nella sede della sua azienda, a Pistoia. «C'è poco da dire, la condanna per corruzione non me l'aspettavo assolutamente – commenta il costruttore – perché il passaggio di denaro non esiste nella maniera più assoluta. Sono molto amareggiato, ma rispetto la decisione dei giudici. Mi sarei aspettato un nuovo rinvio alla Corte d'appello di Genova o l'annullamento della sentenza – continua Giusti – L'8 gennaio sarebbe subentrata la prescrizione. Ora la condanna me la devo tenere, ma con gli avvocati attendiamo di leggere le motivazioni della Cassazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web