Il presidio
«Stop alle fughe e Villamarina si salva»
Audizione della UIl in commissione consiliare, per il sindacato Piombino ha le carte in regola per essere rafforzato
PIOMBINO. Sanità: la rete aziendale, di fatto, non esiste più. E allora si cambi la programmazione valorizzando Villamarina come ospedale di zona. La sintesi è questa. La Uil sanità l’ha espressa nella audizione avuta nella terza commissione consiliare, registrando interesse e sostanziale condivisione.
Si parte dalle novità legislative nazionali e regionali, anticipatrici del nuovo piano toscano. Ecco le coordinate geopolitiche. A sud, il bacino d’utenza è controllato dall’Asl grossetana. A nord, Cecina, è operativo il patto territoriale siglato dalla conferenza dei sindaci e dalla giunta toscana.
Qualsiasi allargamento del bacino d’utenza è utopico, per dirla col segretario provinciale del sindacato, Paolo Camelli. E, in più,la legge 1235 ha cancellato gerarchie tra ospedali provinciali e di zona, inquadrandoli tutti (Livorno incluso) nella seconda categoria.
Per la Uil non può esistere nessuna rete, che dispone di una efficace azienda ospedaliera di riferimento, se non funzionano gli ospedali zonali come Villamarina. Da qui, la proposta. Livorno affiancato a Cisanello per le prestazioni di alta specialità. E Piombino come ospedale alla base della rete. A Villamarina, in poche parole, si produrrebbero attività mediche e chirurgiche di secondo livello che spesso finiscono nell’azienda ospedaliera pisana. Appesantendola inutilmente. «Il futuro di Livorno è questo. Sbagliano quanti pensano di salvarlo impoverendo Cecina e Piombino», afferma il sindacalista. «Val la pena ricordare che Piombino,ultimo presidio a sud dell’Area vasta, - Elba a parte, per la quale valgono i patti territoriali, - è a 90 chilometri da Livorno, mentre nel raggio di 25 si concentra l’80% della sanità ospedaliera pubblica. Pisa, Livorno, Lucca, Viareggio e Pontedera. La missione di Villamarina deve partire da qui. C’è spazio per mantenere le attività specialistiche che abbiamo», prosegue Camelli.
Le ragioni individuate sono tre: la tempestività della stabilizzazione del paziente (ictus, infarto, traumi). La necessità, in una popolazione sempre più anziana afflitta da patologie oculistiche, otorino, urologiche, ortopediche, di mantenere un rapporto stretto tra ospedale e territorio nella fase pre e post operatoria.
Terzo ordine di motivi: le patologie pneumologiche, diabetologiche, reumatologiche e psichiatriche danno luogo ad eventi acuti nella popolazione più fragile e, quindi, un ospedale di base deve disporre dei relativi servizi.
Nel giudizio della Uil, oltre ai criteri dell’appropriatezza della cura, sono da ricostruire nuovi equibri tra diritti e risorse disponibili. Due elementi contenuti nella normativa regionale.
E ancora. La Val di Cornia ha pagato per anni il costo di 2.500 fughe per prestazioni di base. Ben sette milioni e mezzo sottratti ai bilanci. «Oggi - chiude Camelli - quei soldi devono tornare qua per rinforzare il pronto soccorso, la diagnostica, le sale operatorie, la specialistica ambulatoriale, la terapia intensiva. I numeri dicono che siamo in grado di svolgere a fondo il ruolo. L’Asl ci dica se, invece, lo ritiene residuale. Nel frattempo, niente tagli. Perchè ciascun pezzo che perdiamo, non lo rivedremo più».(v.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google