Nel 2011 il disastro, solo pochi rimborsi per gli alluvionati
Domani è l’anniversario del tragico evento a Campo Una lunga trafila burocratica e tante amare sorprese
MARINA DI CAMPO. Sono ormai passati due anni da quel disastroso evento. Era il 7 novembre del 2011 quando un violentissimo temporale colpì Campo nell’Elba. In tre ore scesero 285 millimetri di pioggia che provocarono diversi straripamenti di torrenti e fossi. Nelle frazioni di Cavoli, San Piero e Marina di Campo ci furono quasi 300 aziende allagate, 438 veicoli danneggiati, 678 abitazioni private colpite. Crollò un ponte sulla provinciale per San Piero, il lungomare e le spiagge di Marina di Campo e Cavoli vennero completamente stravolti nel loro aspetto; a Marina di Campo ci furono 2 vittime e 4 feriti, oltre 105 nuclei familiari sfollati presso hotel o parenti.
«La macchina degli aiuti immediati si mosse benissimo nelle prime due settimane, poi quando è cominciata la trafila burocratica per avere aiuti economici si ebbero le prime amare sorprese – raccontano dal comitato 7 novembre, costituitosi nei mesi successivi all’alluvione – a eccezione di un immediato aiuto della Camera di Commercio di Livorno che stanziò e distribuì circa 120.000 euro alle aziende molto tempo si è poi dovuto aspettare per avere effettivi aiuti economici. Lo stesso slittamento di sei mesi dei pagamenti tributari venne affrontato con ambiguità, di fatto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della possibilità del rinvio delle tasse avvenne a scadenza ormai arrivata».
La palude della burocrazia in pratica si era sostituita al fango dell'alluvione. A distanza di due anni il comitato racconta ancora una volta il calvario fatto di carta di fotocopie e raccomandate a tutti gli enti.
«Le aziende chiuderanno l'istruttoria il 30 novembre prossimo e forse vedranno i contributi arrivare nei primi mesi del 2014 – spiegano dal comitato – le famiglie stanno ancora aspettando un piccolo bonus alluvione deliberato dal Comune di Campo che ha stanziato un piccolo budget da sommarsi alle donazioni di privati pervenute alla Banca dell'Elba. Nessun Ente pubblico autorizzò sconti sulle proprie tasse palesi o nascoste a favore degli alluvionati. La beffa? Arrivò subito la “tassa sui fossi” e chi acquistò un auto usata per sostituire l'auto perduta nell'alluvione dovette pagare la tassa provinciale di passaggio di proprietà».
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