Il Tirreno

«Troppi veleni inutili sull’operazione Brassard»

di Stefano Taglione

Francesca Caminoli ha scritto un libro sulla sbarco dei Tirailleurs a Campo «Il Comune ha dato un messaggio sbagliato. E il Pd non lo capisco per niente»

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MARINA DI CAMPO. È stata la prima a scrivere un libro interamente dedicato all'operazione Brassard, il massacro bellico messo in atto per liberare l'Elba dall'occupazione nazifascista nel quale, il 17 giugno del '44, morirono oltre 500 senegalesi. Francesca Caminoli, giornalista e scrittrice, con "La guerra di Boubacar" (2011, Jaca Book editore) ha cercato di spiegare cosa accadde quel giorno, approfondendo la vicenda dal punto di vista dei soldati africani, presi con la forza dai loro villaggi e costretti a servire una patria non loro. Le polemiche delle ultime settimane, culminate con il rinvio dell'incontro fra il Comune di Campo e la comunità senegalese in Italia, a causa delle atrocità di cui i soldati si resero protagonisti dopo lo sbarco (uccisioni, stupri e furti), non sono piaciute alla scrittrice, che le giudica «strumentali».

Caminoli, lei su Facebook ha scritto che «il sindaco ha gestito pessimamente la vicenda». Che idea si è fatta?

«Non conosco Segnini, ma penso che si sia dimostrato un po’ debole. Credo che solo una parte dei campesi abbia avuto da ridire sull’evento, visto che in pochi conoscevano l’operazione Brassard. Forse il sindaco ha avuto paura che la cosa gli sfuggisse di mano. Certo, l’insegnamento che si dà ai giovani rischia di essere interpretato come qualcosa legato al razzismo. Far passare questo messaggio è del tutto sbagliato».

Insieme alla popolazione, anche molti consiglieri di maggioranza e minoranza hanno criticato l’iniziativa.

«Lo so. Non mi sarei stupita se lo avessero fatto solo le persone legate all’estrema destra. Ma dato che anche il Partito democratico si è opposto alla cerimonia, da persona di sinistra io non li capisco. Avranno cavalcato quest’onda solo per interessi elettorali. Di sicuro non hanno fatto qualcosa di sinistra».

I senegalesi hanno detto che a Marina di Campo volevano andare solo per pregare. Come mai, secondo lei, la popolazione non vede di buon occhio la commemorazione?

«Il Comune non ha gestito bene l’iniziativa. Io conosco quei senegalesi, sono persone civili e democratiche. Avevano prenotato sia il viaggio che l'hotel, ma dopo il dietrofront dell’amministrazione hanno deciso lo stesso di non venire. Sono dei gran signori. Da loro bisognerebbe prendere esempio».

Lei nel 2012 è stata a Marina di Campo per presentare il suo libro. Che sensazioni ha avuto? Si è resa conto dell’esistenza di una ferita ancora aperta?

«A Marina di Campo vado da quando sono bambina e la vicenda, che ho scoperto nel 2005, mi ha colpito molto. Essendo stata lì per presentare il libro, ora non mi capacito del fastidio della popolazione. Sono stata invitata nel 2012 dall'attuale amministrazione. Erano presenti il vicesindaco e diversi senegalesi. La sala era piena. Ma solo una persona ha rievocato le atrocità dei senegalesi, che per altro io conosco e non nego, anche se le hanno fatte tutti, italiani compresi».

Pensa che ci sarà mai una riconciliazione fra i due popoli?

«Il messaggio di speranza dell'Unione dei senegalesi all'estero, in risposta al dietrofront dell'amministrazione, è civile e democratico. Loro sono i primi ad aver subito violenze e non possono certo pagare le colpe altrui. Il loro rappresenta l'unico grande esempio che ci insegna questa vicenda. Sono sicura che potremo arrivare a una vera pacificazione democratica degna di un'isola civile qual è l'Elba».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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