Il presidio
La centrale di Tor del Sale ora rischia la chiusura
Il no al carbone e la scadenza delle autorizzazioni segnano il destino dell’impianto Prepensionamenti finiti, per 120 lavoratori solo la possibilità del trasferimento
PIOMBINO. Centrale Enel a rischio chiusura. Anzi , a forte rischio chiusura, per dirla con Mauro Paperini. Che a Torre del sale ci lavora e fa parte della segreteria provinciale Flaei-Cisl.
Il destino è ancora più segnato per i gruppi livornesi, più piccoli e vecchi.
Parliamo di circa 120 lavoratori a Torre del Sale, e di 35 nel capoluogo. Esaurito l’accesso ai prepensionamenti legati alla legge Fornero, per tutti si aprirebbero le porte della mobilità intergruppo: collocati nelle centrali fuori regione (Sulcis, Civitavecchia, La Spezia o Brindisi) o dirottati sulla rete di distribuzione.
A Piombino, l’Autorizzazione integrata ambientale scadrà nell’estate 2015. La licenza consente un’attività di 500 ore l’anno. «I costi di gestione sono alti, soprattutto per il trasporto: stoccaggio dell’olio a Livorno o a La Spezia e il viaggio con le bettoline fino al porticciolo Enel», spiega Paperini.
La non economicità pesa, in vista della scadenza delle autorizzazioni, sul fine corsa degli impianti. Già adesso sottoutilizzati. Nel 2012 Torre del Sale stava dentro il decreto governativo che indicava quattro o cinque centrali da mettere in esercizio tra il primo gennaio e il 31 marzo nel caso in cui i Paesi fornitori di gas avessero minacciato di chiudere i rubinetti. Questo comportò l’assegnazione di finanziamenti per tenere in efficienza i quattro gruppi. «Nel 2013 non siamo mai stati chiamati ad entrare in funzione. Per l’inverno 2014, secondo alcune fonti, saremo di nuovo inseriti nel decreto. Livorno, no. Ma, al momento, di ufficiale non abbiamo niente» prosegue il sindacalista. Insieme al costo energetico alto, sulle prospettive delle due centrali incidono la crisi, col calo dei consumi di circa il 30% nel periodo di punta, e l’apporto di energie rinnovabili. «In particolare fotovoltaico ed eolico», spiega Paperini. Il cui sindacato è stato tra i più attivi nel sostenere Enel sei o sette anni fa, quando l’ente tornò a chiedere la riconversione a carbone degli impianti piombinesi. «Carbone pulito, - aggiunge - come quello introdotto a Civitavecchia. All’epoca Enel mostrò ampia disponibilità ad investire in un progetto che probabilmente adesso avrebbe dato una mano sia all’arrivo del relitto della Concordia, sia alla Lucchini».
Fondali portuali adeguati all’attracco delle carboniere, fornitori unici di «carbone pulito» per Acciaierie ed Enel, un solo stoccaggio in situazione protetta da cupole innovative come accade a Civitavecchia e a Brindisi, trasferimento in nastri trasportatori coperti fino a Torre del Sale. «Col senno di poi, possiamo dire che tutto questo oggi avrebbe potuto fare comodo». Il rappresentante della Flaei Cisl ne è sicuro.
Valeria Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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