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«Una morte annunciata colpa dei vertici Lucchini»
Luca Rossi morì nel reparto Tve dell’acciaieria il 3 dicembre 2006 a 42 anni Il pubblico ministero ha chiesto la condanna per quattro dei dieci imputati
LIVORNO. La morte di Luca Rossi, operaio della Lucchini scomparso a 42 anni il 3 dicembre 2006 dopo essere stato travolto da un carrello elevatore mentre lavorava nell’area della laminazione, «poteva essere evitata».
Lo ripete il pubblico ministero Giuseppe Rizzo durante una lunga e appassionata requisitoria al termine della quale ha chiesto le condanne per i vertici dell’acciaieria piombinese e per quelli della società Trailer spa, alla quale la Lucchini aveva dato in appalto - con regolare contratto - l’immagazzinamento e la spedizione dei rotoli di vergella realizzati proprio nel reparto Tve.
La metafora che usa il magistrato per rendere il senso della leggerezza rispetto alle misure di sicurezza, è semplice quanto esemplificativa delle condizioni nelle quali gli operai erano costretti a lavorare. «È stato come lasciare una buca aperta in mezzo alla strada - spiega Rizzo - dove il dipendete è purtroppo caduto».
Al di là della metafora, quello che è avvenuto all’interno dello stabilimento e che è stato ricostruito in aula attraverso le testimonianze e le perizie davanti al giudice Marina Cirese nei tre anni di udienze, il magistrato lo ricostruisce così.
«Il carrello non si sentiva, ecco perché sarebbe bastato un allarme acustico per evitare la tragedia. Non a caso dopo quell’incidente quelle misure di sicurezza sono state realizzate».
È partendo da questa presunta certezza che «i dirigenti devono ritenersi responsabili dei reati a loro ascritti (omicidio colposo)». Ma non solo. «Questi - prosegue - rispondono anche di colpa generica perché l’incidente era facilmente prevedibile: nel reparto c’era buio e i carrelli passavano senza che venissero segnalati. Dunque una responsabilità gravissima, per una colpa cosciente e con previsione».
È su queste basi che il pubblico ministero ha chiesto la condanna nei confronti di Giuseppe Lancini, 73 anni, in qualità di amministratore delegato della Trailer spa, datore di lavoro e responsabile dell’area dov’è avvenuto l’infortunio mortale, alla pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione. La stessa chiesta per Sergio Simoni, 63 anni, residente a Castagneto Carducci, nella qualità di procuratore institore dello stabilimento Lucchini e datore di lavoro «per aver omesso di inserire nel documento di valutazione del rischio la valutazione dei rischi connessi alla insufficiente illuminazione del capannone».
Due anni di reclusione, invece, sono stati chiesti per Luigino Placidi, 56 anni, e Luca Faenzi, 42 anni, grossetano, il primo nella qualità di responsabile del servizio prevenzione, il secondo in quanto capo reparto dell’area dov’è avvenuto l’incidente.
Gli avvocati delle parti civili, infine, hanno chiesto per la moglie e la figlia della vittima, un risarcimento danni di 300mila euro ciascuna. La sentenza è attesa per il prossimo 16 dicembre.
@fedelazzotti
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