Lavoratori pronti a inasprire la lotta per difendere l’Afo
Dalle prime assemblee in fabbrica il sì allo sciopero e alla manifestazione proposta per giovedì dai sindacati
PIOMBINO. Dalle prime assemblee che si sono svolte ieri nei reparti altoforno e cokeria è emersa una piena condivisione della linea scelta dai sindacati dopo l’incontro di venerdì al ministero dello Sviluppo economico. Il numero delle persone coinvolte è assai relativo rispetto al personale in forza allo stabilimento, ma il risultato è comunque indicativo, visto che si tratta dei due impianti direttamente coinvolti nelle fermata prevista dall’azienda. In nottata e stamani si sono svolte le assemblee più consistenti con i segretari di Fim, Fiom e Uilm.
C’è comunque da attendersi via libera allo sciopero e alla manifestazione che i sindacati hanno già proposto per giovedì, che potrebbe segnare un passo ulteriore verso l’inasprimento della lotta in difesa dell’altoforno. Nonostante la posizione contraria espressa dal governo, non si è spostato infatti l’obiettivo del sindacato: mantenere in marcia l’impianto fino a che non saranno concretizzati progetti alternativi, forno elettrico e corex.
La città ha accolto come una doccia fredda gli esiti dell’incontro di venerdì al ministero ed i social network sono pieni di reazioni. A dominare la scena i presunti contrasti tra il sindaco Anselmi ed il presidente della Regione, alimentate dall’intervento che Rossi ha fatto sabato sera al Centro giovani. Polemiche sulle quali i sindacati non entrano e che si augurano che rientrino al più presto, perché, come sostiene il segretario della Uilm Vincenzo Renda «in questa fase abbiamo bisogno di tutti».
«Cercare di garantire il futuro – aggiunge il segretario della Fim Fausto Fagioli – è l’obiettivo che ci trova tutti concordi, Bene dunque la prospettiva di un forno elettrico accompagnato dal corex, anche se per il momento non c’è nulla di tutto questo, ma il problema è come ci si arriva».
L’azienda, in previsione della fermata dell’altoforno, ha accumulato circa 300mila tonnellate di acciaio a terra, ricorrendo in parte all’acquisto dall’estero di blummi, per consentire ai laminatoi di continuare a lavorare il più possibile. Dopo l’eventuale chiusura dell’altoforno, i laminatoi potrebbero dunque avere una autonomia d sei mesi. Gli eventuali ammortizzatori sociali potrebbero essere applicati gradualmente e alla fine coinvolgere un numero di lavoratori inferiore ai 1.400 addetti ipotizzati. Ma questo è un capitolo che il sindacato ancora non intende aprire, continuando a sostenere che il costo della cig sarebbe superiore alle risorse necessarie per mantenere in vita l’altoforno.
E anche sullo stato dell’impianto circolano voci contrastanti. Alla tesi del sindacato che sostiene, supportato da alcune valutazione tecniche, che potrebbe restare attivo fino al 2015, altri ambienti dell’azienda contrappongono la preoccupazione che l’altoforno possa incontrare problemi da un momento all’altro.
Il governo ha chiesto intanto al commissario di accelerare la ricerca di investitori interessati a rilevare lo fabbrica così come è, a realizzare un forno elettrico o ad acquisire, in ultima ipotesi, solo i laminatoi. Procedure tuttavia vincolate all’approvazione del programma del commissario che non è ancora avvenuta.©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google