In trappola la banda delle rapine nelle case
Arresti e ordini di custodia in carcere dopo una vasta operazione della polizia Due dei numerosi colpi attribuiti alla gang sono avvenuti a Piombino
PIOMBINO. Più pericolosi delle bande organizzate perché agiscono in tutta la Toscana senza un piano preciso, senza basisti e senza alcuna professionalità. Il loro obiettivo è quello di svaligiare case coloniche, villette e appartamenti per impossessarsi di soldi, oro e oggetti pregiati. E poco male se durante le loro scorribande s’imbattono nei padroni di casa magari rientrati in quell’istante. Perché non ci pensano su due volte ad usare violenza anche nei confronti di donne e anziani. Calci, pugni e minacce di morte magari con un coltello piazzato sotto la gola o a colpi di martello.
Per quattro mesi - da gennaio ad aprile - hanno terrorizzato un’intera Regione colpendo a Massarosa, Lucca, Pisa, Montecatini, Scandicci, Livorno, Piombino ed Empoli. Undici i colpi contestati alla banda composta in prevalenza da serbi e macedoni, nomadi che hanno come quartier generale l’accampamento di Coltano vicino a Pisa.
E otto le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Lucca, Giuseppe Pezzuti, nei confronti degli autori di colpi che potevano avere conseguenze assai peggiore per le vittime. Tre sono notificate in carcere. Per gli altri invece all’alba è scattata al campo nomadi di Coltano un’operazione condotta dalla squadra mobile lucchese con il coordinamento del servizio centrale operativo (Sco). Uno dei destinatari del provvedimento riesce ad anticipare il blitz e ad allontanarsi su un furgone bianco. Ma gli inquirenti non mollano e grazie alla polstrada e alla polfer uno dei malviventi ritenuti più pericolosi viene rintracciato e bloccato su un treno alla stazione ferroviaria di Lodi. Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata ai furti e alle rapine in abitazione, lesioni e violazione della legge sulle armi.
Gli arrestati. Tornano dietro le sbarre gli autori del furto nell’abitazione dei titolari della popolare gelateria Santini a Lucca, avvenuto il 15 marzo scorso. Si tratta del macedone Sejdi Zumber, 28 anni, un tipo tosto con precedenti per tentato omicidio, che per quel furto in abbreviato venne condannato a 2 anni e mezzo e gli furono concessi i domiciliari; Dragisa Merdizic, 32 anni, serbo, che in quella circostanza agì da palo, e che patteggiò a un anno e 10 mesi come l’altro complice Elvis Baruti, 24 anni, serbo, domiciliato a Firenze.
Per gli inquirenti i tre fanno parte dell’organizzazione e avrebbero commesso anche altri colpi tra quelli contestati. Manette ai polsi anche per Ion Goman, 39 anni, di S. Anna, romeno e per oltre 10 anni ospite del campo nomadi, che si occupava degli aspetti logistici dell’organizzazione e in particolare di reperire le auto utilizzate per le scorribande in Toscana, e infine per Elvis Beljuli, 29 anni, serbo, domiciliato a Firenze. E cattura anche per Muhamet Mahmuti, 23 anni, nomade macedone, acciuffato a Lodi. Notificata nel carcere Don Bosco di Pisa l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del serbo Ihmet Dibrani, 21 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione criminosa. Il suo compito era quello di organizzare e dirigere le fasi esecutive di furti e rapine; e per Sendukan Emrula, 20 anni, macedone, anche lui del campo nomadi di Coltano mentre nel penitenziario delle Sughere a Livorno la polizia ha notificato l’ordinanza nei confronti dell’autista della gang: l’italiano Marco Recchi, 58 anni, livornese.
I tre erano stati arrestati il 12 aprile scorso a Grosseto in flagranza di reato durante una rapina avvenuta nell’abitazione di Andrea Pellegrini che finì anche in ospedale per le percosse subite. Oltre agli otto arrestati sono iscritti nel registro degli indagati anche altre nove persone tra cui un sedicenne proveniente dall’ex Jugoslavia e residente nel campo nomadi di Coltano che venne preso dalla polizia durante la rapina a Grosseto. La loro posizione è al vaglio della procura. Le indagini, dirette dal sostituto procuratore Enrico Corucci, comunque proseguono per verificare se la gang serbo-macedone ha compiuto altre azioni delittuose in Toscana.
Le rapine e i furti. La gang è fortemente indiziata anche della rapina commessa la sera del 22 gennaio scorso ai danni di Maria Elisa Lastrucci, insegnante cecinese. La vittima fu percossa e seviziata con un coltello. I banditi - che trovò in casa al suo rientro - la costrinsero ad aprire la cassaforte e consegnare il contenuto: mille euro in contanti e un orologio di valore. Per fugare ogni dubbio sarà necessario l’esame del Dna che verrà effettuato nei prossimi giorni.
C’è invece la certezza per gli inquirenti che a finire in carcere siano gli autori della rapina a una famiglia di imprenditori edili di Massarosa, commessa il 19 dicembre scorso. L’anziana padrona di casa e il genero furono picchiati selvaggiamente e minacciati di morte con un coltello. Nella stessa serata venne rapinata anche una famiglia vicina di casa con analoghe modalità e con un martello usato come arma al posto del coltello. Anche in quel caso le vittime furono picchiate.
A Pisa il 4 febbraio scorso un anziano venne rapinato in casa dal gruppo criminale che lo picchiò costringendolo a consegnare il contenuto della cassaforte: 130mila euro tra gioielli e contanti.
Altri colpi contestati alla gang serbo-macedone sono i furti in abitazione a Montecatini (21 febbraio, asportati gioielli e consolle per videogiochi); quello ai danni di un dentista (2 marzo, via 500 grammi d’oro, due orologi di pregio, gioielli e una pistola calibro 6,35); quello ai danni del Cus Pisa (7 marzo, forzata cassaforte con 100 euro); il colpo in casa di Enrico Bianchi, presidente del consiglio comunale di Livorno (13 marzo, forziere sfondato con gioielli e contanti per 12mila euro), due furti commessi in abitazioni di Piombino (27 marzo, via numerosi gioielli) e quello dell’8 aprile in una casa di Empoli (via gioielli). Contestato un tentato furto commesso a Lucca il 18 febbraio. (l.t.)
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