Il Tirreno

È un plebiscito, salta la fusione Esulta il popolo degli arancioni

di Giorgio Pasquinucci
È un plebiscito, salta la fusione Esulta il popolo degli arancioni

Suvereto difende l’autonomia del suo Comune con un’ampia partecipazione e l’82,12% dei No Inutili i consensi di Campiglia, dove vota solo il 26,6% degli elettori: il Sì prevale col 76,7%

3 MINUTI DI LETTURA





SUVERETO. Un lungo applauso accoglie il risultato della sezione numero 1 nella scuola Vannucci, che raccoglie i votanti del centro urbano: 543 No (l’82.10%), 115 Sì. Una vittoria schiacciante, al di là delle aspettative e che riempie di gioia gli arancioni. Alla fine nelle tre sezioni di Suvereto si conteranno 1.410 No (82,12%) alla fusione con il Comune di Campiglia contro i 307 favorevoli.

Era stato subito chiaro all’apertura dell’urne, uno dei due pacchetti di schede che cresceva sensibilmente più in fretta dell’altro. Ad attendere il risultato soprattutto il popolo arancione, che in questi mesi ha tappezzato il borgo medievale con striscioni e bandiere dello stesso colore. Tra loro anche due ex sindaci di Suvereto, Walter Gasperini e Rossano Pazzagli, caratteri e convinzioni politiche diverse, personaggi che spesso si sono combattuti, ma che si sono ritrovati insieme in questa battaglia per difendere l’autonomia di un comune antico geloso della propria identità.

Non c’è storia per i sostenitori della fusione. Leo Bruscoli, uno dei rappresentanti più in vista del Comitato per il Sì, lo capisce fin dalle prime battute dello scrutinio. Esce solitario da una delle sezioni elettorali, monta in auto se na va, mentre tutti gli altri esultano.

Fuori piove, ma subito una signora avvicina i rappresentanti del Comitato del No: «Ora dobbiamo festeggiare!». Non c’è nulla di preparato, ma sicuramente troveranno il modo di celebrare questa vittoria.

Ma dove sono tutti gli altri, i sostenitori della fusione? «Saranno alla sezione del Pd», risponde uno degli arancioni. Il resto del paese è radunato come tutti i giorni in piazza, vicino al circolino Arci. A due passi la sezione del Pd, ma è chiusa.

Non è mancato certo il folclore in questa battaglia. Appena nel borgo si diffonde la notizia delle schiacciante vittoria, la gente comincia a scendere in piazza con le magliette arancio e dietro la scritta “No alla fusione, non siamo in vendita, Suvereto libero”. Una signora l’ha fatta indossare anche al suo cane che porta in piazza con lei a festeggiare.

Il sindaco Giampaolo Pioli è il solo che, anche nel momento della sconfitta, mostra la sua faccia. È impegnato in una riunione di giunta per affrontare l’emergenza che il maltempo a creato a San Lorenzo. Dalle bifore del suo studio si vedono i tetti del paese antico dove campeggiano due grandi bandiere arancioni. Sì, c’era da aspettarselo questo rifiuto dei suveretani ad unirsi coi campigliesi, due realtà separate da una diversa cultura, da una diversa storia e da un diverso modo di vivere.

Pochi minuti per attendere che la pioggia cessi, poi la gioia degli arancioni esplode con un carosello di auto. In piazza ci si abbraccia, si stappano bottiglie di spumante. Alessandro Camerini, 53 anni, coordinatore del Comitato per il No, è tra loro. Non ha mai fatto politica e non è iscritto ad alcun partito. «Ho sempre considerato questa vicenda calata dall’alto – afferma – È stato violato il patto col quale era stata promessa l’Unione dei Comuni. Per questo ho ritenuto di coordinare un gruppo di persone con caratteristiche e ideologie diverse col solo l’obiettivo di difendere l’identità del nostro Comune. Un risultato diverso avrebbe allontanato le istituzioni dal popolo».

Una vicenda vissuta con passione diversa. A Suvereto la percentuale dei votanti è stata del 68,50%. Campiglia quasi indifferente, solo il 26,6% , ovviamente facendo il pieno dei Sì, 2.185 voti, il 76,7%, contro 664. Ma il solo voto di Suvereto basta a impedire il matrimonio.

Altri servizi a pagina 7

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera