Il Tirreno

«Altoforno, no a uno stop al buio»

di Cristiano Lozito
«Altoforno, no a uno stop al buio»

Anselmi difende il cuore dello stabilimento: la fermata solo con la certezza che i nuovi investimenti siano in campo

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PIOMBINO. «Non accetteremo la chiusura al buio dell’altoforno, e non lo lasceremo spegnere un minuto prima che le certezze sugli investimenti siano in campo».

Tuona dal palco, Gianni Anselmi. Il suono delle parole conclusive del suo breve intervento alla manifestazione per la Lucchini, assomiglia a un ringhio. Alla sua gente piaceil piglio di quel sindaco che da anni si batte per salvare il lavoro e che dal palco urla «non molleremo mai, tutti insieme, gli operai non sono un gruppo di sfigati, noi siamo fieri di loro». Lui, che vuole salvare il lavoro della fabbrica, per qualcuno roba d’altri tempi, coltiva «non un’idea conservativa», ma è convinto invece «che ce la giochiamo con l’innovazione. Abbiamo costruito delle prospettive, ora il governo ci dia delle risposte. Certo non saremo gli archiviatori di una gloriosa storia industriale».

Così è iniziata la giornata che ha portato in piazza Bovio 10mila persone, riunite intorno a uno slogan che all’inizio sembrava un po’ banale, e poi è diventato un mantra proprio per la sua semplicità: «Piombino non deve chiudere». Accompagnato da «L’altoforno non si deve fermare».

Sì, perché nel tempo, proprio intorno al mantenimento in vita il più a lungo possibile dell’altoforno, si è trovato l’elemento utile a una condivisione collettiva delle strategie da mettere in campo. Forno elettrico e Corex, certo, ma con la fabbrica aperta e in produzione, non con uno stabilimento desertificato e una città in ginocchio.

Tutti d’accordo su questo punto, toccato nei vari interventi, da quello del presidente Enrico Rossi a quelli dei tre segretari confederali, e ben illustrato nelle sue ragioni profonde dalle Rsu Lucchini che hanno parlato dal palco. «Perché c’è un sapere che è solo dei lavoratori – ha detto Susanna Camusso – Le Rsu hanno spiegato tutto. Loro lo sanno come si fa a uscire da questa situazione. Bisognerebbe che tanti Soloni imparassero ad ascoltare i lavoratori».

Proprio le Rsu hanno riassunto dunque situazione, proposte e prospettive. Per primo ha parlato Lorenzo Fusco, della Uilm, che ha ricordato «la capacità di Piombino di produrre rotaie di alta qualità per tutta Europa e per mezzo mondo», sostenendo che «l’altoforno può vivere tranquillamente fino al 2015» e che «c’è stato un significativo miglioramento dei conti. A noi serve solo un po’ di mercato. Bene lo sviluppo del porto, ma avrà sempre bisogno della siderurgia».

Per Roberto Tuci, Rsu Fim, «a Piombino si gioca il futuro della siderurgia, e il governo deve difendere questo settore anche in Europa. La Lucchini ora soffre solo di un mercato destabilizzato dalle continue dichiarazioni dell’azienda sull’imminente chiusura».

Infine Mirko Lami, della Fiom: «Non si può vivere di solo turismo, qui serve l’industria che dà lavoro a 5mila persone, e al Paese occorre una politica industriale. L’altoforno sta lavorando bene e bisogna si sappia che a noi servono 40 milioni per fare un anno di produzione, un anno che altrimenti costerebbe allo Stato 55 milioni di cassa integrazione. Dove sono le risorse? Basterebbe che Fincantieri smettesse di comprare acciaio all’estero e che le Fs, che devono rinnovare le loro rotaie, facessero una commessa importante».

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