Scatta il fermo biologico, stop alla pesca a strascico
Anche all’Elba è in vigore il decreto ministeriale che durerà per tutto ottobre Una scelta per consentire la riproduzione degli esemplari nel Mar Tirreno
PORTOFERRAIO. Stop alla pesca a strascico per un mese circa. Il decreto ministeriale prevedeva la ferma delle motobarche attrezzate per questo genere di pesca dal 30 settembre al 30 ottobre. I termini di sospensione sono stati posticipati per l’alto Tirreno. Così la norma è partita dai primi di ottobre per l’intero mese. Per questi giorni, infatti, per chi ama questo genere di pesce si dovrà accontentare di esemplari che sono stati pescati in altri mari, e su altre coste, non comunque su tirreniche.
Gli amanti, tanto per fare qualche esempio di telline, ma anche di pesci “piatti” o semplicemente di vongole sono a rischio scomparsa dalle tavole dei ristoranti toscani. Oppure, per coloro che non possono proprio farne a meno, dovranno comunque rinunciare al pescato fresco e accontentarsi di quello conservato. È il risultato di quanto contenuto nel decreto “Fermo pesca” che è stato di recente firmato dal ministro Nunzia De Girolamo, d’accordo con le associazioni dei pescatori. Lo scopo è quello conosciuto, cioè dare tregua ai banchi di pesce e permettere loro di riprodursi e di ripopolare le acque nella zona corrispondente. Il blocco prima ha interessato il mar Adriatico, in questo mese si è spostato sulle nostre coste, fino a fare il giro completo della penisola e di tutte le isole dei nostri mari. Ferme in porto le barche attrezzate per la pesca a strascico, i cui armatori sono stati costretti a portare in Capitaneria di porto il registro di navigazione. Non possono operare; come pure le barche che dispongono di speciali attrezzature per la pesca a strascico devono lasciare a terra l’attrezzatura (si tratta di reti è impiegate principalmente per la cattura di pesci piatti, di razze e di molluschi bivalvi come telline e vongole) e dedicarsi alla pesca di altro genere. Per cui attenzione quando ci si siede al ristorante e si chiede una grigliata o una bella frittura; prassi vuole che ci si informi, prima di divorare il piatto, da dove arriva il pesce; forse dalle regioni vicine in cui il divieto è scaduto, oppure dall’estero, se non addirittura si tratta di un prodotto congelato. Ma se vi rispondono, dicendo che è un prodotto locale, diffidate di quello che mettono sul vostro piatto. Gli armatori elbani di pescherecci e barche per questo genere di pesce sono molto attenti nel rispettare la norma. «Noi seguiamo le disposizioni – ci dicono – perché è nostro interesse salvare il settore che rischia il collasso, visto il calo del pesce e la crescente pressione messa dalla crisi. Semmai – concludono – bisogna che gli organi di polizia aumentino il contro delle barche provenienti dai porti della costa che si spingono nelle nostre acque a pescare».
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