Il Tirreno

«Lucchini, lo Stato eviti le macerie»

di Giorgio Pasquinucci
«Lucchini, lo Stato eviti le macerie»

Appello del sindaco alla vigilia della manifestazione del 3 ottobre: Corex e forno elettrico per salvare il polo siderurgico

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Le prossime settimane saranno decisive per il futuro della Lucchini. E mentre i sindacati si preparano a mettere in campo tutta la loro capacità di resistenza alla prospettiva della fermata dell’altoforno a novembre con lo sciopero e la manifestazione del 3 ottobre, il sindaco Gianni Anselmi rivolge al governo un ultimo disperato appello (che pubblichiamo a partire dalla prima pagina del giornale in edicola oggi). È del tutto evidente, infatti, che la Lucchini non è in grado di uscire da questa crisi con le proprie gambe.

Il commissario straordinario Piero Nardi ha presentato il suo programma al ministero, prevedendo una stretta via di uscita per un’azienda che, a partire dell’ottobre del 2008, ha bruciato cassa per 800 milioni azzerando il suo patrimonio. A novembre le risorse autonome della Lucchini finiranno e non sarà neanche possibile acquistare le materie prime per alimentare l’altoforno. L’azienda prospetta dunque la chiusura dell’impianto, senza certezze di riavviamento, entro la fine di novembre. Nei due-tre mesi successivi verrebbe dunque a mancare la produzione autonoma di acciaio per alimentare i laminatoi.

E qui si innesta l’appello del sindaco Anselmi, che ritiene non più rinviabile, «un’assunzione di responsabilità dello Stato sulle vicende che riguardano la siderurgia nazionale».

Il sindaco propone quindi la realizzazione di un Corex da un milione di tonnellate e un forno elettrico da 800mila come alternativa all’altoforno. «In questo modo – sostiene – il polo Lucchini potrebbe stare in campo solidamente anche riducendo la capacità installata, tutelando l’occupazione e l’ambiente e collocandosi nella fascia alta dell’innovazione siderurgica».

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