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Viveva in città il detenuto morto in carcere
LIVORNO. Domenica alle 20,30, tre ore prima di morire, aveva cenato e riso con gli amici. E ieri mattina avrebbe dovuto iniziare un corso di inglese insieme a un compagno di cella. La morte di...
LIVORNO. Domenica alle 20,30, tre ore prima di morire, aveva cenato e riso con gli amici. E ieri mattina avrebbe dovuto iniziare un corso di inglese insieme a un compagno di cella. La morte di Assanlal Foad, il detenuto di nazionalità marocchina di 37 anni, residente a Piombino e deceduto due notti fa alle Sughere nel bagno della sua cella, ha sconvolto il carcere. Sarà l’autopsia, disposta dal pm, a stabilire le cause della sua morte.
L’ipotesi più accreditata è che il decesso sia stato causato non solo dall’inalazione del gas della bombola del fornello in dotazione alla cella, ma anche da farmaci e sostanze che l’uomo assumeva per i suoi problemi di droga.
Prima di essere arrestato per questioni legati al traffico di stupefacenti, Foad viveva a Piombino con la moglie e due figli. Alle Sughere si trovava nella sezione transito, la più affollata e disagiata, ed era in una cella da due insieme ad altri tre compagni. Nell’ambiente era conosciuto come una persona molto gioviale. Ieri Marco Solimano, garante dei detenuti, s’è recato in carcere e ha parlato cella per cella con tutti i detenuti del transito.
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