Sicurezza
«Intanto serve un’indagine archeologica»
L’architetto Govi ha effettuato uno studio sull’edificio: visti i costi va definito l’uso negli anni a venire
SAN VINCENZO. Sulla storia della Torraccia e su come l’edificio e la zona potrebbero essere salvati e valorizzati, senza alterarne alcunché, chi ha le idee chiare è l’architetto sanvincenzino Francesco Govi, che ha effettuato rilievi e indagini sull’edificio e sui suoi dintorni.
«Oltre che per la difesa e il controllo del territorio – spiega Govi - la Torraccia serviva anche per la regolazione del livello dell’antico Lago di Rimigliano. La sua posizione, non casuale, coincide col punto dove il lago riusciva naturalmente a immettersi in mare. Nella sua parte bassa si trova una fornice, sorta di tunnel arcuato tamponato all’occorrenza alzando o abbassando un portale, forse in legno».
«Il portale – prosegue Govi – scorreva verticalmente grazie a una feritoia ricavata nel pavimento. In tal modo si poteva controllare il livello delle acque del lago. La Torraccia svolgeva un compito per certi aspetti opposto a quello dell’attuale stazione di sollevamento (idrovora) che fu realizzata poco distante, durante la bonifica Ottocentesca del lago: occorreva infatti prosciugare i terreni dalle acque della palude piuttosto che mantenerne costante il livello. L’idrovora è tutt’ora in funzione, e senza di essa le acque, sebbene non più alimentate da affluenti diretti, rimarrebbero di nuovo imprigionate in queste zone depresse».
Ma che cosa c’è all’interno della Torraccia? «L’interno – dice l’architetto - è costituito da singole piccole stanze su cinque livelli, dalla base fino alla copertura piana. L’accesso alla Torre avveniva principalmente da due porte: la prima al pian terreno, la seconda al terzo livello, attraverso una scala esterna non più esistente. Chi vi abitava poteva giungere fino in copertura attraverso piccoli passaggi ricavati nei solai. Le restanti aperture, modeste, avevano la forma necessaria al compito della difesa (anche con l’uso di artiglierie leggere). La documentazione iconografica – prosegue - la raffigura munita anche di una copertura a padiglione in legno e laterizio. La documentazione storica catastale individuava chiaramente nel disegno di alcune particelle la forma dell’alveo d’ingresso del lago e della foce verso il mare. Nel XVI secolo la Torre fu oggetto di un primo (e ultimo) restauro al tempo di Cosimo I. L’edificio cessò la sua duplice funzione allorché fu realizzata un’altra torre (Torre Nuova) alla foce della Fossa Calda, poco più a sud e molto più vicino alla costa. Tracce d’intonaco e incisioni con disegno sono ancora visibili sulle pareti esterne, facendoci comprendere l’aspetto cromatico originale. Nonostante le pessime condizioni generali, a garantirne la stabilità è stata la sua stessa natura: modeste dimensioni, cura particolare nella lavorazione delle pietre delle pareti e mancanza di strutture lignee portanti».
Per Govi, tuttavia, non ci si può limitare al solo restauro della torre. «L’indubbio valore storico – dice l’architetto – non è solo nell’edificio in sé, ma va esteso alla comprensione delle funzioni che la torre assolveva. Prima ancora del restauro del fabbricato, andrebbe effettuata un’indagine archeologica intorno, che insiste su proprietà privata ma anche e sopratutto su area pubblica, oggi parcheggio. L’indagine riporterebbe alla luce le strutture d’ingresso e d’uscita dell’antico Lago di Rimigliano, oltre alle fondamenta di un ponte e di una viabilità forse ancor più antica della torre. L’amministrazione comunale e la proprietà dovranno trovare negli strumenti urbanistici in elaborazione quanto necessario a valorizzare il fabbricato e il contesto ambientale di pregio. La Torraccia potrebbe diventare anche il punto di partenza di un percorso pedonale parallelo a via della Principessa fino al centro abitato del paese».
»Visti i costi per le indagini e il restauro in sé – conclude Govi - l’intervento sarà giustificato se si riuscirà a definire, senza pregiudizi, l’uso dell’edificio negli anni a venire». (p.f.)
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