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Italian Food, ora è scontro fra Petti e l’assessore
L’ad replica a Pedroni: «All’incontro in Comune ho detto chiaramente a tutti che col prezzo del pomodoro a 120 euro a tonnellata non possiamo produrre»
VENTURINA. La già difficile situazione del pomodorificio Italian Food, per carenza di prodotto e prezzi lievitati alle stelle, si complica ora con una polemica scoppiata fra l’assessore campigliese Paolo Pedroni e l’amministratore delegato dell’Italian Food, Pasquale Petti. L’assessore, dopo l’incontro in Comune fra Italian Food e associazioni dei produttori agricoli, ha accusato Petti di non voler rispettare gli accordi presi a quel tavolo per completare la campagna produttiva. Accuse e critiche che oggi Petti respinge con indignazione anche a nome dei propri dipendenti.
«I lavoratori – dice Petti – sanno benissimo qual è la nostra difficile situazione, perché vivono la realtà dello stabilimento ogni giorno e partecipano a tutte le riunioni straordinarie che abbiamo internamente. Ora sono soprattutto loro ad essere allibiti leggendo le parole dell’assessore Pedroni. Devo rispondere a Pedroni – prosegue l’ad di Italian Food – in quanto si è rivolto direttamente a me dicendo che io voglio agire solo da proprietario che comanda, perché in questo momento io mi sto battendo solo per la mia azienda ed i miei dipendenti, per far sì che questa realtà industriale della Val di Cornia continui ad esistere e a garantire lavoro a più di 300 persone».
Petti ricorda che all’incontro in Comune c’erano anche gli assessori Pedroni e Benedettini. «E quando gli agricoltori hanno manifestato la loro decisione di non portare più il pomodoro al nostro stabilimento se non avessimo pagato 120 euro a tonnellata, contro i 100 di partenza – dice Petti – io risposi davanti a tutti che con questo livello di prezzo, che siamo costretti ad accettare per non fermare lo stabilimento e poter terminare la produzioni più urgenti, non potremo andare avanti fino alla fine della campagna, perché lavoreremo perdendo circa 20.000 euro al giorno».
«Il prezzo per il pomodoro fresco a 120 euro per tonnellata non è motivato da nessuna esigenza o bisogno reale della parte agricola – ricorda Petti – ma è solo il frutto di una speculazione che grazie ai commercianti del Sud Italia ora la parte agricola sta portando avanti non solo a danno dell'industria, ma di tutto il sistema che termina con la grande distribuzione e poi con i consumatori. Il motivo per il quale tutti noi dell'Italian Food ed i nostri dipendenti abbiamo reso pubblica questa situazione è solamente perché ci aspettavamo che le associazioni di categoria e gli agricoltori valutassero il danno che stava creando quest'ulteriore aumento del prezzo del pomodoro e si potesse considerare la possibilità di ritornare al prezzo iniziale della campagna per consentire allo stabilimento di rimanere aperto fino a metà ottobre. In questo modo si sarebbe continuato a garantire lavoro ai 150 dipendenti stagionali».
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