Odissea per un’udienza, a pagare sono i cittadini
Con la chiusura del Tribunale trasferiti a Livorno più di 1400 processi all’anno Per un viaggio un elbano spenderà fino a 100 euro e oltre 12 ore perse
PORTOFERRAIO. La giustizia è uguale per tutti. Ma per gli elbani la strada per raggiungerla diventerà molto più lunga. E con costi esorbitanti. Venerdì la sede distaccata del tribunale di Portoferraio chiuderà i battenti in modo ufficiale, sebbene da giorni l’attività sia di fatto chiusa e gran parte dei fascicoli siano stati trasferiti già da tempo a Livorno. Gli appelli degli avvocati e dei sindaci rivolti al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri sono, almeno per il momento, caduti nel vuoto: il governo sembra sordo di fronte ai disagi che il taglio della sede distaccata comporterà ai cittadini, sia in termini di costi che di tempo. Disagi che adesso proviamo a quantificare.
Viaggi obbligati. Dopo il 13 settembre per qualsiasi tipo di udienza i cittadini, siano essi imputati o testimoni, dovranno recarsi a Livorno. Ogni anno nelle sezione distaccata di Portoferraio vengono celebrati 700 procedimenti civili, 200 penali, 350 procedimenti del giudice tutelare e 180 esecuzioni mobiliari, per un totale di 1430 procedimenti. I viaggi a Livorno interesseranno circa 80 persone a settimana (la quantità di gente presente in media nella sede portoferraiese il lunedì) tra testimoni, parti in causa, avvocati, forze dell’ordine e agenti della polizia penitenziaria (la presenza del carcere di Porto Azzurro è un dato da non sottovalutare). Se si considera che per un procedimento normale le udienze sono almeno 3-4, allora sì che ci si può rendere conto del movimento che si andrà a creare tra Portoferraio e Livorno.
Corsa al porto. Le udienze a Livorno iniziano alle 9. Un cittadino di Sant’Andrea che vorrà essere presente in tribunale, facciamo che l’udienza sia fissata alle 10, dovrà necessariamente puntare la sveglia prestissimo, per arrivare sul porto a Portoferraio, raggiungibile in una cinquantina di minuti con un costo della benzina di 5,35 euro (la stima di via Michelin). Una volta a Portoferraio le possibilità di scelta sono due: imbarcarsi con l’auto o andare a piedi per poi montare su un treno diretto a Livorno.
Un passeggero residente spenderà 3,20 di biglietto, ma sarà costretto a salire - per essere puntuale all’udienza delle 10 – sulla nave Toremar delle 5 che impiegherà circa un’ora un quarto per arrivare a Piombino. Questo perché il treno regionale (costo 7,90 euro) parte alle 6,35 dalla stazione di Piombino marittima, mentre quello delle 8,33 arriverebbe alla stazione di Livorno alle 9,57 e quindi non ci sarebbe il tempo per arrivare in tribunale in orario. Il tempo di percorrenza è di un’ora e 51 minuti. Una volta a Livorno per raggiungere la sede del tribunale non resterà che prendere un autobus o un taxi. Chi invece si imbarcherà sul traghetto con l’auto spenderà circa 23 euro, a cui si aggiungono circa 17 euro di benzina per compiere i 110 chilometri che separano Piombino da Livorno (tempo di percorrenza di oltre un’ora). Il pomeriggio, al ritorno, il copione sarà lo stesso, con il rischio aggiuntivo dei ritardi per i quali il cittadino elbano rischierà di dover trascorrere la notte in continente.
Costi alle stelle. La chiusura della sede del tribunale, insomma, costerà più di 90 euro a udienza per chi si muoverà in macchina, escludendo le spese per il pranzo. Spende di meno chi si muoverà a piedi (più di una quarantina di euro tra biglietti e taxi una volta a Livorno), ma in questo caso lo scotto da pagare è quello delle coincidenze e dei tempi dilatati. Un giorno di udienza, infatti, porterà via minimo 6 ore (praticamente impossibile) per chi viaggia in auto, di più per chi viaggia coi mezzi pubblici. Se si aggiungono le attese e i tempi passati in aula, si possono perdere più di 12 ore. E, quindi, quando si parla di costi si dovrà tenere conto anche dei giorni di lavoro persi.
Lo spauracchio dei rinvii. La macchina infernale dei trasferimenti coinvolgerà tutti, dagli imputati fino alle forze dell’ordine chiamate a testimoniare. «Ciò causerà un numero esorbitante di rinvii – spiega l’avvocato Cesarina Barghini – con l’aggravante delle sanzioni (in media 300 euro) e dell’accompagnamento coatto per chi si rifiuta di fare da testimone con il conseguente impiego di forze dell’ordine. Altra aggravante è la posizione delle forze dell’ordine chiamate a testimoniare. Per una testimonianza di mezz’ora saranno lontani dal territorio per tutta la giornata. La logica dei risparmi dello Stato, non tiene».
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