Meteo
In Italia un classico della poesia russa grazie a Nilo Pucci
PIOMBINO. A più di un secolo dalla morte, arriva finalmente in Italia un classico della poesia russa, Innokentij Fedorovic Annenskij (1856-1909 nella foto). E il merito è del piombinese Nilo Pucci,...
PIOMBINO. A più di un secolo dalla morte, arriva finalmente in Italia un classico della poesia russa, Innokentij Fedorovic Annenskij (1856-1909 nella foto). E il merito è del piombinese Nilo Pucci, che ha sempre alternato l'insegnamento nel liceo di Piombino al lavoro di slavista.
È appena stato pubblicato infatti da Giuliano Ladolfi Editore “Il libro dell'insonnia” (pp.176, 15 euro), un'antologia delle varie opere di Annenskij, introdotta e tradotta da Pucci. Solo pochi testi erano apparsi in qualche vecchia raccolta collettiva, ormai introvabile, ma questo è il primo libro che l'editoria italiana dedica a uno dei più importanti esponenti del verso russo, ispiratore, come rivela la prefazione di Pucci, della poesia di Anna Achmatova e Boris Pasternak.
Una poesia divisa tra l'angoscia della luce, che rende troppo chiare e nette le forme del reale, e l'orrore per il gelo e l'immobilità della morte: unico scampo l'immagine della nuvola, forma eterea e mutevole che pare adeguata a rispecchiare, senza linee drasticamente marcate, la metamorfosi della vita e, insieme al potere magico della poesia, a esorcizzare la morte. Preside di liceo e filologo classico, Annenskij, affetto da un vizio cardiaco, visse con la consapevolezza di poter morire da un momento all'altro e il “pensiero nascosto” della fine e della condizione effimera dell'esistenza si avverte nel senso di angoscia che pervade i suoi versi. La sua voce è quella di un “uomo senza qualità”, “da insonnia e da sogni stremato”, incapace sia di incidere nella società per combattere le storture della storia sia di apprezzare con sana energia la bellezza del mondo. In mezzo alla profonda malinconia, fa capolino di tanto in tanto anche l'eros, così pudico e morboso da alludere all'innamoramento per la nuora. La traduzione di Nilo Pucci non si limita a una versione in prosa e tenta, con risultato felice, di restituire metrica e rima, allitterazioni e musicalità, rispettando la lunghezza e la sonorità del verso, nonché la potenza espressiva del linguaggio. Di una creazione poetica fatta di sogni e di incubi (Annenskij fu il traduttore in russo di Verlaine), regno inquieto dell'insonnia.
Hanno portato una candela Non avete, talora, l'impressione, quando in casa il crepuscolo si versa, che si dischiuda un'altra dimensione dove la vita sia per noi diversa? Laggiù ombra con ombra si confonde, tali momenti allora trascorriamo che con raggi invisibili degli occhi dall'uno all'altro par che trapassiamo. Con un moto si teme in quel momento turbare, con un suono farlo vano, come accanto qualcuno fosse teso ad udire qualcosa che è lontano. Ma appena una candela porteranno, labile svanirà, senza contrasto, dagli occhi allora le ombre fluiranno nella fiamma per l'angolo di un raggio. Innokentij Fedorovic Annenskij (traduzione di Nilo Pucci)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
