Il Tirreno

Acqua, bollette insolute I sindaci salutano 2 milioni

Acqua, bollette insolute I sindaci salutano 2 milioni

Il commissario De Castelli lascia agli enti un tentativo per recuperare le somme che la Comunità montana non fu in grado di riportare nelle proprie casse

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PORTOFERRAIO. Se non è un tentativo disperato, poco ci manca. Spetterà infatti ai Comuni elbani valutare le modalità di recupero coattivo delle bollette dell’acqua non pagate per le competenze maturate fino al 31 dicembre 2004. Quelle, per intendersi, relative al periodo di gestione della Comunità montana, che poi cedette il servizio a partire dal 2005 ad Asa. La ferita, stando alle cifre, è profonda: si tratta infatti di 2.063.059 euro non versati da centinaia di utenti (privati, aziende, enti), i cui nominativi sono contenuti nei fascicoli in possesso di Asa. La mancata riscossione dei crediti, di fatto, si è ripercossa sul bilancio dell’Unione dei Comuni, succeduta alla Comunità montana, e sul conseguente piano di successione dell’ente dissolto (considerata l’inesigibilità dei crediti la cifra non è stata inserita nella massa attiva dell’ente).

Il commissario straordinario Graziella De Castelli ha emesso un decreto (pubblicato negli albi pretori di tutti i Comuni), con il quale viene confermata la ripartizione a carico dei Comuni elbani delle somme ancora da riscuotere per il servizio idrico fino a fine del 2004, con alcune delle utenze che risalgono anche alla fine degli anni Novanta. Somme il cui recupero è particolarmente complicato, specialmente se si considera che la prescrizione per le somme non riscosse è di cinque anni. Con il decreto il commissario compie un passo indietro rispetto a quanto stabilito nei mesi precedenti, quando si dette mandato alla società Asa di provvedere all’invio di raccomandate ai soggetti inadempienti. Attività che fu tentata già nel 2007, con risultati scarsi, dal momento che la Comunità Montana non procedette ad azioni di recupero coattivo dei crediti. Un nuovo invio degli avvisi di pagamento è stato scoraggiato sia da Asa, si legge nel decreto del commissario, che ha fatto notare come per l’attività sarebbe necessario costituire un ufficio apposito per il ricevimento del pubblico dotato di personale ad hoc e al tempo stesso dai sindaci, che «hanno formulato perplessità in ordine alla riproposizione del procedimento già avvenuto nel corso del 2007, per cui hanno ritenuto di non assumere a carico gli oneri per la spedizione delle lettere e di provvedere ad ulteriori approfondimenti per il recupero coattivo delle somme dovute anche avvalendosi di legali esterni».

Un tentativo, insomma, si farà anche se nessuno tra i Comuni interessati conta di recuperare una cifra significativa e dà quei 2 milioni per persi. Due milioni che, ormai pare evidente, sono solo una parte delle somme andate perse, inserite nel piano di successione nella massa attiva vantata dai Comuni ma, in realtà, non esigibili o difficilmente esigibili.

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