Il Tirreno

La concorrenza sleale mette in crisi Italian Food

La concorrenza sleale mette in crisi Italian Food

Pomodori toscani razziati da commercianti poco scrupolosi del Sud L’azienda, costretta a fermarsi, aumenta il prezzo pagato agli agricoltori

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VENTURINA. «La situazione in questo momento della campagna per la lavorazione del pomodoro fresco toscano è davvero tragica». A lanciare l’allarme è Pasquale Petti, titolare dell’Italian Food che spiega: «Continua a mancare il pomodoro in stabilimento anche se gli accordi con gli agricoltori erano chiari e definiti sia per i prezzi che per le quantita' da consegnare per alimentare bene gli impianti e potere effettuare tutte le produzioni contrattate con la grande distribuzione organizzata».

E lo storico stabilimento di Venturina ha così dovuto chiudere temporaneamente, lasciando a casa più di 150 dipendenti. A causare la situazione la concorrenza sleale di alcuni commercianti del Sud Italia, che sono arrivati in Toscana promettendo agli agricoltori prezzi più alti di quelli pattuiti nei contratti di fornitura alle aziende del Centro Nord, tra i quali Italian Food.

Di fronte a questa situazione l’Italian Food è corsa ai ripari. «Siamo disponibili – dice Petti – a ritirare tutto il pomodoro fresco toscano e delle regioni limitrofe tramite l’Asport a 110 euro a tonnellata franco campo per il pomodoro convenzionale e 160 euro a tonnellata per il pomodoro biologico, andando anche oltre agli accordi iniziali che erano per 100 euro a tonnellata per il pomodoro convenzionale ed euro 150 per quello biologico».

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