Il Tirreno

Siderurgia, la salvezza è l’innovazione

di Giorgio Pasquinucci
Siderurgia, la salvezza è l’innovazione

L’ipotesi è forno elettrico e Corex. La segretaria Cgil Camusso: «L’altoforno non va chiuso, poi le nuove tecnologie»

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PIOMBINO. Ricercare una posizione positiva in avanti per la siderurgia piombinese. Questo alla fine è il denominatore comune che mette d'accordo istituzioni locali, sindacati e ministero e persino la Lucchini. Terreno più aspro, semmai, s'incontra sulla strada per arrivarci.

È quanto emerso dal dibattito sulla siderurgia che si è svolto l'altra sera alla Festa nazionale dell'economia e dell'industria del Pd al quale hanno partecipato la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso, il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti, il responsabile nazionale del Pd per l'economia Matteo Colaninno, il presidente della commissione industria al Senato del Pd Massimo Muchetti, il segretario regionale Ivan Ferrucci ed il sindaco Gianni Anselmi. A seguire l’intero dibattito, ra il pubblico, anche il commissario straordinario della Lucchini Piero Nardi.

Ed è stato proprio con l'intervento di Anselmi, che ha posto il problema di come si può interpretare l’ultracentenaria storia della siderurgia a Piombino in termini di innovazione tecnologia, che il dibattito è entrato nel vivo. E se è vero che Piombino, come il resto della siderurgia europea del resto, soffre della concorrenza dei Paesi emergenti, la Lucchini ha qualche problema strutturale in più, ha evidenziato Anselmi. Per abbattere i costi ha bisogno di fare volumi. L'equilibrio economico dell'azienda va in crisi se l'altoforno marcia al di sotto di 1,8 milioni di tonnellate all'anno, mentre ora i livelli produttivi sono attestati su 1,2 milioni».

Ci vuole dunque «il coraggio dell'innovazione», secondo il sindaco, che allo stato attuale dell'arte si traduce nella ricerca di un acquirente in grado di realizzare un impianto tipo Corex (giovedì prossimo ci sarà un incontro in municipio con tecnici della Siemens, che si è dichiarata disponibile, in presenza di finanziamenti europei, a ricercare partner siderurgici per realizzare un impianto a Piombino), battere la strada dell’energia da mettere a costi più bassi a servizio dell'industri.

È un'altalena che passa di crisi in crisi l'ultima parte della storia della siderurgia europea ed italiana quella ricostruita da Massimo Muchetti, dai ridimensionamenti degli anni Ottanta fino alle ristrutturazioni subite dopo la privatizzazioni dell'industria di Stato.

Strade nuove ma attenzione. Susanna Camusso ha ricordato a tutti che in siderurgia non è vero che se si chiude un impianto poi lo si riapre. «Non si può fermare l'altoforno – ha sostenuto – Si deve tenere acceso l'impianto e nel frattempo ragionare sulle nuove tecnologie, realizzando le possibili sinergie con Taranto. La discussione si può fare se non si ferma».

Ovviamente quello della Camusso è stato un ragionamento ad ampio raggio che ha ruotato intorno a due rivendicazioni fondamentali del sindacato: ridistribuzione del reddito senza la quale non si crea domanda, e quindi non c'è ripresa, ed utilizzare la ripresa per creare nuovo lavoro.

«Sono contraria alla distribuzione a pioggia di denaro alle imprese - ha sostenuto la segretaria Cgil a proposito dell’abbatimento del cuneo fiscale – si deve dare a chi investe e crea lavoro».

«L'industria è un patrimonio da salvaguardare per avere un'idea del Paese. E la siderurgia è il primo grande capitolo da aprire», ha proseguito, chiedendo al governo di svolgere un ruolo propositivo al tavolo di confronto aperto sul settore, indicando qual è il suo orientamento sui problemi aperti a Taranto come a Piombino e a Terni.

La doccia fredda è arrivata da De Vincenti, che ha descritto lo spaccato drammatico della situazione della Lucchini. Ma soprattutto ha con franchezza spiegato che «le sinergia con Taranto possono esserci attraverso un accordo commerciale, ma solo se il mercato riprende. La produzione dell'Ilva, anche dopo la chiusura di un altoforno, è sufficiente ed i piazzali sono pieni di prodotti semifiniti».

«Siamo impegnati a dare una soluzione in avanti positiva alla siderurgia di Piombino – ha detto il sottosegretario – anche se bisogna guardare in faccia le cose. Il problema della Lucchini non è solo collegato alla crisi economica, ma anche al differenziale dei costi. Non è del tutto uno stabilimento a ciclo integrale perché manca di un agglomerato e ha accumulato debiti che hanno schiacciato l'azienda, bruciando 950 milioni del patrimonio. L'amministrazione straordinaria è arrivata troppo tardi. Non c'era da fare altro che tenere il minimo equilibrio economico, pur una situazione drammatica».

«L'amministratore straordinario sta preparando il terreno per trovare una soluzione che, attraverso un imprenditore serio, sia capace di dare un futuro alla Lucchini. La ricerca è in corso – ha detto il sottosegretario – e si stanno valutando le possibilità tecnologiche con una combinazione tra forno elettrico e Corex, un impianto sperimentale da valorizzare ma che non è certezza».

«La Lucchini rischia di chiudere e noi vogliamo evitarlo», ha affermato senza mezzi termini il rappresentante del governo, ricordando l'accordo di programma recentemente firmato per lo sviluppo del porto ed il consolidamento dell'industria. Il porto apre alla Lucchini possibilità di ripresa. Abbiano bisogno di strade ed infrastrutture – ha concluso De Vincenti – che aprano a tutta l'area industriale di Piombino un futuro. Questa vicenda ha per noi un valore generale per governare i processi di ristrutturazione delle imprese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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