Il presidio
Lavoro stagionale, campanello d’allarme per le irregolarità
Fuori busta, dodici ore ogni giorno e riposi saltati Le brutte esperienze raccontate da un giovane bagnino
PIOMBINO. Quaranta ore settimanali dichiarate e mille e cento euro in busta. In realtà le ore quotidiane sono 12, sette giorni su sette, dalle 8 alle 20. Ininterrottamente, dal primo giugno al 31 agosto. La parte in nero, pagata cinque euro e mezzo, sei all’ora.
Il colloquio tra un giovane aspirante bagnino e una struttura ricettiva del comprensorio ha avuto questo contenuto.
Fortunatamente per lui, il ragazzo, di cui omettiamo giocoforza il nome, è poi riuscito a trovare una soluzione meno penalizzante e più regolare. Quaranta ore in busta e 40 ore fatte. Salario, gli stessi milleecento euro.
Che tra turismo e rapporti di lavoro corretti ci sia ancora tanta strada da fare, lo dimostrano puntualmente i contatti che registrano i sindacati a stagione in corso ma soprattutto alla fine. In buona parte, quei contatti si trasformano in vertenze.
E’ il solito ragazzo a fornire altri spunti di riflessione. Lo fa da un osservatorio privilegiato: quello di una persona in corsa ogni estate per mettere una toppa alla disoccupazione.
Il brevetto lo ha ottenuto qualche anno fa e la prima estate da bagnino l’ha passata per metà al nero e per il resto con un contratto a progetto che non ha esitazioni a definire capestro.
L’anno dopo, a pochi chilometri dai confini della Val di Cornia, il datore di lavoro prende la forma di una cooperativa. «Le attrezzature - racconta - erano insufficienti e, in qualche caso, deteriorate. La stagione successiva è subentrata un’altra coop e ho sperato che il vento cambiasse. Niente. In un paio di situazioni me la son vista brutta».
Il quadro delle dotazioni previste dall’ordinanza della capitaneria presentava delle falle. Dalla corda galleggiante lunga la metà del previsto, ai remi del patino rotti. Le segnalazioni finiscono a vuoto e cresce la paura di andarci di mezzo in caso di incidenti. «Rischiavo di assumermi responsabilità legali che, però, non sentivo di avere. Per questo misi nero su bianco quelle segnalazioni. Risultato, l’anno seguente non m’hanno richiamato».
Stavolta le cose funzionano meglio. «Dove lavoro adesso, seguiamo perfettamente tutte le prescrizioni. L’orario è regolare e il salario idem. Conosco, però, casi a due passi da noi, in cui i ragazzi sono ben sfruttati. Ecco, vorrei che ci fosse più consapevolezza di ciò che accade in giro. Perchè - sottolienea - non riguarda solo chi lavora in un ramo decisamente delicato. A Rimini e Riccione - chiude il giovane bagnino - c’è chi paga persone come noi 200 euro al mese. Non vorrei che la tendenza, complice la crisi, sbarcasse anche qua».(v.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google