Il Tirreno

Agricoltura, produzione ottima

di Francesca Lenzi
Agricoltura, produzione ottima

Val di Cornia in controtendenza rispetto all’andamento generale del settore. Crescono le imprese

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VENTURINA. L’agricoltura perde 90mila occupati, con un calo del 10,1% anche per colpa del maltempo. Perde al nord Italia e al sud, ma non al centro. La riduzione, sia dei lavoratori dipendenti (meno 9,4%) che di quelli indipendenti (meno 10,7%), interessano infatti le regioni settentrionali con un calo del 14,8% che quelle meridionali (-11,3%), ma non l’area del centro Italia dove si registra al contrario una crescita dell’8,7%. Il tutto attraverso cifre raccolte da Coldiretti in riferimento ai dati Istat su occupati e disoccupati nel secondo trimestre 2013, mentre «le prospettive migliori si hanno per il terzo trimestre con lo svolgimento delle campagne di raccolta della frutta e per la vendemmia», afferma Coldiretti.

Bene al centro. In un contesto di forte crisi come quello attuale sorprende positivamente quindi la crescita del settore nell’area centrale del Paese, secondo uno scenario che conferma il ritorno, sia imprenditoriale che di manodopera, alla terra, portato avanti pure nel nostro territorio. «L’agricoltura è il primo settore a uscire dalla crisi innescando speranze di un ulteriore sviluppo per il futuro – spiega Simone Ferri Graziani, presidente Coldiretti Livorno – Il ritorno alla terra è un dato ormai acquisito e costante, soprattutto tra i giovani, per un settore che premia le capacità imprenditoriali laddove si punta tuttavia alla specializzazione e alla massima professionalità. C’è grande soddisfazione da questo punto di vista nella provincia di Livorno e in Val di Cornia».

Manodopera. Effettivamente, al di là di chi investe a livello imprenditoriale nell’agricoltura, è crescente pure la domanda di lavoro nel settore, anche se qui troviamo un ostacolo nell’ambito occupazione. «Le imprese maggiormente strutturate, dei diversi comparti produttivi, si sono infatti organizzate attraverso l’acquisto di macchine per la raccolta o affidando a cooperative di servizio l’intera fase produttiva – afferma Aniello Ascolese, direttore provinciale Coldiretti – La manodopera risulta quindi ridotta, come pure i tempi di raccolta. Le stime ci parlano a ogni modo di un mantenimento, rispetto allo scorso anno, della forza lavoro». Qualche cifra su aziende e lavoratori: In Val di Cornia sono circa 1200 le imprese agricole presenti sul territorio, all’interno delle quali sono impegnati 3500 addetti; le imprese poi che assumono manodopera sono circa 130 con un numero di dipendenti a tempo determinato pari a 700 unità e 2600 a tempo determinato.

Offrire l’agricoltura. C’è poi tutta la categoria agricola turistica che si rivolge ad una clientela interessata direttamente ai prodotti della terra, sia dal punto di vista della vendita che dell’ospitalità. «L’attività degli agriturismi sta andando bene, nonostante la prima parte della stagione sia stata fortemente penalizzata dal maltempo – sostiene Simone Ferri Graziani – Ad agosto e parte di luglio tuttavia le presenza sono state numerose; il punto di forza? L’incremento della filiera agricola».

Produzione e raccolti. Probabilmente non c’è al mondo settore più complesso e volubile di quello agricolo, così condizionato dagli eventi atmosferici da decidere nel bene o nel male il raccolto di una stagione. L’anno scorso la prolungata siccità aveva trasformato la Val di Cornia in una sorta di deserto, con una riduzione generalizzata della produzione: in testa il girasole con una perdita dell’80%, poi vigneti e pomodori con un calo rispettivo del 25% e 30%. Quest’anno, rispetto al precedente, la situazione appare migliore, in linea con le aspettative, pur con qualche difficoltà. Riduzione dei cereali in generale, mentre vanno bene lenticchie e ceci; molto bene il foraggio. L’olivicoltura attraversa una fase di stallo a causa dei crescenti costi di produzione, ma l’ottima qualità del prodotto tiene sul mercato anche se «occorrerebbe intensificare la lotta alle contraffazioni», puntualizza Ascolese. Per la viticoltura si parla per un ritorno alla normalità, dopo i problemi passati legati al clima, per una produzione presumibilmente equilibrata e qualitativamente elevata.

«In questo settore si assiste in Val di Cornia ad un processo di crescita del livello imprenditoriale agricolo che interessa i diversi comparti della produzione – spiega il direttore provinciale Coldiretti – Accanto al consolidamento delle imprese orticole è man mano cresciuta una rilevante presenza di imprese vitivinicole condotte da agricoltori che si sono trasformati in imprenditori-manager delle proprie produzioni, puntando direttamente alla trasformazione e commercializzazione. Questo ha comportato notevoli investimenti finanziari per nuovi vigneti e cantine, anche se purtroppo l’attuale congiuntura economica sta attraversando serie difficoltà, nonostante il prodotto vino sia riconosciuto ed affermato sui mercati». Nelle altre categorie, ripresa del girasole che quest’anno ha avuto le condizione per una maturazione lenta, mentre il pomodoro, nonostante il clima altalenante registra buoni raccolti sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, con un incremento di richieste per conserve fatte in casa direttamente dai consumatori.

Curioso il caso di angurie e meloni. La produzione qui risulta costante rispetto alle altre stagioni, con la novità di una tendenza alla riduzione. In un’annata difficile a causa delle temperature che non hanno favorito questo genere di consumo, le imprese stanno così puntando alla coltivazione delle baby angurie per venire incontro alle nuove esigenze delle famiglie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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