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In piazza contro la fusione tra Suvereto e Campiglia
Assemblea gremitissima organizzata dal fronte del no a un mese dal referendum «Val di Cornia abbandonata da sindaci che sono ormai a fine mandato»
SUVERETO. “Tutti in piazza contro la fusione” era stato l’appello del Comitato che si batte contro la proposta di unificazione amministrativa tra Suvereto e Campiglia, che a ottobre andrà al voto col referendum.
E la gente ha affollato una piazza Vittorio Veneto tutta infioccata di stendardi, palloncini e bandiere sulle finestre e perfino sui tetti, botti verniciate di arancione e magliette indossate con le scritte antifusone.
A Suvereto non si ricorda manifestazione politica di piazza, pur particolare come il referendum, che abbia mosso così tanta gente.
A poco più di un mese dal referendum previsto dalla regione per i due Comuni, Campiglia e Suvereto, che hanno chiesto la loro fusione, cresce anche la tensione non solo negli scambi polemici fra i comitati del “no” e del “sì” sulla stampa e sul web, ma anche tra la popolazione che prende apertamente posizione senza riguardo alle appartenenze politiche, con privati ed esercenti che espongono scritte raccogliendo più di mille firme contro la decisione del Comune.
Ovviamente la cosa è più sentita a Suvereto che deve scegliere fra mantenere o meno la sua autonomia comunale: «Anche Campiglia paese ci scapiterà con la fusione – sostengono al comitato del no suveretano – perché nella gerarchia del nuovo Comune verrebbe dopo Venturina e Suvereto che è molto più dinamico con le sue attività vitivinicole, turistiche e nello stesso volontariato. Venturina invece potrebbe allargare la sua influenza economico-amministrativa anche su una realtà viva come quella suveretana».
Chi è per il “sì” sostiene invece che il Comune di Suvereto sarebbe allo sfinimento finanziario, avendo bisogno della ciambella di salvataggio di un comune più grande come quello di Campiglia-Venturina, in previsione degli aiuti previsti per chi decide di fondersi.
In piazza sono intervenuti il coordinatore del no Alessandro Camerini, Giulia Salvatori e Luciano Presenti, Guido Cionini di San Vincenzo, Giuliano Parodi di Uniti per Suvereto e gli ex sindaci Walter Gasperini e Rossano Pazzagli sostenendo «il danno gravissimo per Suvereto e per la stessa Val di Cornia abbandonata dai sindaci in scadenza di mandato».
Ma l’ex sindaco Pazzagli ha sottolineato come il no a fondersi «non è una chiusura verso Campiglia, ma anzi un segno di massima apertura anche verso San Vincenzo, Sassetta, Castagneto».
E’ stato criticato il metodo sbrigativo nella richiesta di fusione senza consultare e informare i suveretani, e l’inesistenza di obblighi in tal senso («quasi nessuno la chiede, nemmeno Sassetta»).
Ovviamente applausi per queste tesi, un po’ meno per quelle esposte da Matteo Brogioni ed Enrico Cerrini del comune di Campiglia e i locali Antonio Bonaguidi e Fabrizio Giannelli intervenuti a sostegno del “sì” e accolti da qualche contestazione più o meno colorita: «E’ stata una manifestazione che ci fa sperare bene – commentava Luciano Presenti – mentre era scontato che chi avesse preso la parola in questo contesto in favore della fusione avrebbe rischiato l’impopolarità. Come se un laziale andasse a criticare i romanisti in una loro assemblea…».
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