Il Tirreno

«Salvate il tribunale» Ma il de profundis sembra inevitabile

«Salvate il tribunale» Ma il de profundis sembra inevitabile

L’avvocato Di Tursi chiede ai sindaci di fermare il ministro Gli uffici però sono già vuoti. E il 13 settembre è vicino

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PORTOFERRAIO.

Anche le ultime speranze si sono spente, soffocate nel silenzio della politica. Quasi tutte. Il 13 settembre il tribunale di Portoferraio, a meno di sorprese clamorose, chiuderà definitivamente i battenti. La mobilitazione degli avvocati elbani, sostenuti dai sindaci e da alcuni politici vicini all’isola, non è bastata per far compiere un passo indietro al Guardasigilli Anna Maria Cancellieri. Così come non sono stati efficaci i numerosi appelli, con i quali si chiedeva una marcia indietro sulla redistribuzione della geografia delle sedi giudiziarie avviate dal governo Monti e portata avanti da quello guidato da Letta.

Quasi tutte, dicevamo. Perché una piccola, piccolissima speranza qualcuno ancora vuole tenerla accesa. L’avvocato Paolo Di Tursi, presidente dell’Associazione forense elbana, ha sentito un’intervista al ministro andata in onda l’altroieri su Radiouno. «Il ministro - dice Di Tursi - si è dichiarato disponibile a fare alcune eccezioni, pronunciandosi favorevolmente nei confronti delle sedi giudiziarie che soffrono la presenza della criminalità organizzata. Nessun altro commento in relazione a tutte le altre realtà particolarmente disagiate, quali quelle insulari. Nei prossimi giorni il ministro presenterà a Camera e Senato le proprie decisioni circa la sedi che verranno eccezionalmente mantenute. E’ indispensabile quindi in queste ore sollecitare tutti i parlamentari di riferimento nonché lo stesso ministro e il presidente del consiglio». Per questo Di Tursi ha scritto ai sindaci degli otto comuni elbani. Per tentare anche quest’ultima (disperata) carta.

«Abbiamo chiesto a più riprese che fosse tenuta in considerazione la specificità dell’Elba e i disagi particolari per chi, vivendo su un’isola, dovrà recarsi a Livorno per raggiungere il tribunale – spiega ancora Di Tursi – ma le nostre richieste si sono scontrate con la miopia delle istituzioni e l’immobilismo del mondo politico».

In più di un’occasione la battaglia portata avanti dagli avvocati elbani, forti anche di un documento sottoscritto da tutti i sindaci, sembrava aver scalfito la rigidità del governo. Più volte si era sperato in un’apertura per le realtà disagiate o con particolari caratteristiche geografiche, come l’Elba. Ma il treno non si è fermato, con i fascicoli che da mesi hanno preso la strada di Livorno nonostante una sentenza del Tar toscano che aveva accolto il ricorso degli avvocati elbani. «A Portoferraio non c’è rimasto più niente – spiega l’avvocato – dal 13 settembre per qualunque tipo di udienza si dovrà andare a Livorno. Ciò comporterà un trasferimento forzato di decine di persone elbane nei giorni delle udienze tra avvocati, forze dell’ordine, detenuti, cittadini chiamati a testimoniare. Basta guardare i numeri per capire che la logica di risparmio portata avanti dal ministero non ha senso».

Il disagio, soprattutto nei mesi invernali quando i collegamenti marittimi si riducono drasticamente, è evidente per chi abita all’Elba. Per essere presente in tribunale un elbano (facciamo l’esempio che abiti a Pomonte) dovrà perdere una giornata intera di lavoro. Per raggiungere il porto di Portoferraio impiegherà una cinquantina di minuti, a cui si aggiunge l’ora abbondante (un’ora e un quarto) di traversata, lo stesso tempo per arrivare in tribunale, sempre che si abbia dietro l’auto. Finita l’udienza il percorso dovrà essere rifatto daccapo: difficilmente l’abitante di Pomonte sarà di nuovo a casa in meno di 10 ore. La legge è uguale per tutti, insomma. Ma per gli elbani la strada per raggiungerla è molto più lunga. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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