Il Tirreno

«Non si scappa dalle nuove tecnologie»

Per il filosofo Franco Bolelli è necessario fare sintesi tra l’ampiezza e la profondità della conoscenza

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PIOMBINO. «Chi non capisce che l’educazione non può più essere la stessa di prima davvero rende all’educazione il peggiore dei servizi. Perché non si tratta semplicemente di adeguarsi alle nuove tecnologie: la vera, grande questione è che attraverso le nuove tecnologie sta cambiando l’intero nostro set cognitivo e percettivo».

Franco Bolelli, filosofo e scrittore, non ha dubbi. Le tecnologie sono importantissime per l’apprendimento perché lo sono in generale per il nostro modo di comunicare e di conoscere.

Nel 2010 Bolelli ha scritto assieme a Lorenzo Jovanotti «Viva tutto!» (edizioni Add), libro all’interno del quale la riflessione sull’innovazione tecnologica, uno dei temi forti del suo pensiero, ha una portata molto significativa.

Altri suoi libri sono «Cartesio non balla» (Garzanti 2007), e «Giocate!» (Add 2012), dedicato all’educazione dei bambini.

«La nostra mente - aggiunge Bolelli - e in particolare quella dei ragazzi più giovani, si sta facendo sempre più orizzontale e connettiva, e chi si occupa di educazione non può non prenderne atto. O meglio, c’è chi lo fa per resistere, per affermare che proprio perché la mente sta andando irresistibilmente in quella direzione, compito degli educatori dovrebbe essere quello di mantenere il timone verso una conoscenza verticale, lineare, logica».

E’ naturalmente chiaro, sottolinea il filosofo, che in un mondo ideale si dovrebbe arrivare a una certa sintesi, a un intreccio fra orizzontale e verticale, e cioè, fra ampiezza e profondità, ovvero tra la possibilità di giocare con l’approccio connettivo veicolato da Internet e in particolare dai social network, e quella di approfondire contenuti.

«Ma se c’è - prosegue - un modo sicuro per non arrivarci è proprio quello di tenersi distanti dalla natura connettiva della conoscenza, in una fase della nostra evoluzione in cui fare sintesi personali fra una molteplicità di materiali a tutto campo è diventato il più naturale dei metabolismi».

Appunto, l’attitudine a collegare implicita nel concetto di navigare nel web, che proprio il fatto di essere una «rete» incoraggia in maniera diretta un approccio conoscitivo dato dall’unire informazioni, piuttosto che subirle, come accadeva nella tradizione della comunicazione.

«Perché alla fine - conclude Bolelli - l’innovazione tecnologica non è che un luminoso dito che ci indica la luna di un mutamento antropologico che è davvero senza precedenti».

Melisanda A.Massei

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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