Il presidio
«L’autista non ha colpa e voleva tornare indietro»
Non si placa la polemica per il disabile e la moglie rimasti alla fermata del bus Alcune passeggere difendono il conducente: «Non ha visto quella carrozzina»
PIOMBINO. Non si placano le polemiche per il caso di Maximiliano Ulivieri, il piombinese in carrozzina lasciato alla fermata del bus insieme alla moglie, con la quale doveva rientrare a Bologna. E stavolta arriva la difesa d'ufficio dell'autista: ci hanno scritto due donne che erano a bordo del bus Sita in questione e che «scagionano» il conducente. La sostanza è la stessa («l’autista non ha colpa») anche se le testimonianze sono diverse.
«Non c’era nessuno». Contraddittoria quella di Anita Maugeri, secondo la quale «alla fermata non c'era nessuno». «L'autista - scrive Maugeri - essendo informato del fatto che avrebbe dovuto accogliere una persona disabile, ha rallentato alla fermata della stazione ferroviaria di Piombino controllando che non ci fossero persone da far salire a bordo e, non vedendo nessuno, ha proseguito la corsa. Essendo seduta davanti, io e altri abbiamo assistito all'evoluzione dei fatti: dopo la fermata incriminata, l'autista ha ricevuto una telefonata da uno degli ispettori di Bus Italia in quanto, lo stesso, aveva ricevuto lamentele da parte della coppia "lasciata a piedi"». Quindi Max c’era. Ma non è stato visto. Né lui né la moglie Enza. Vabbè.
La rivolta sul bus. Prosegue così la lettera di Maugeri: «Comunicando che alla fermata non era presente nessuno (quindi sarebbe da capire a quale autista la signora abbia fatto cenno di fermarsi e quale autista abbia mosso quel "ditino"), il conducente ha proceduto la corsa e, al momento della telefonata dell'ispettore, il quale intimava di tornare indietro a prendere la coppia, noi passeggeri dell'autobus ci siamo rivoltati contrariati in quanto, a Firenze, molti avevano impegni improrogabili e una manovra simile avrebbe causato un ritardo notevole alla corsa».
Insomma, secondo Maugeri gli stessi passeggeri avrebbero impedito all'autista di tornare indietro per far salire Max e la moglie. Lo scrive lei.
Ordine di proseguire. Non solo: «Dopo aver parlato con l'ispettore - aggiunge Maugeri - l'autista ha ceduto il telefono e la comunicazione a una viaggiante la quale, confermando il fatto che alla fermata della stazione non c'era nessuno, ha controbattuto all'ispettore dicendogli che se l'autista fosse stato obbligato a tornare indietro, Bus Italia avrebbe dovuto rimborsare il biglietto a tutti i passeggeri. A tal punto, al conduttore è stato dato l'ordine di procedere».
Non è chiaro se l’ordine sarebbe stato impartito dall’ispettore o dai passeggeri o dalla viaggiante. Boh.
Più dettagliata la testimonianza di Barbara Brunelli, che tra l'altro non smentisce la ricostruzione fatta dal Tirreno sulla base del racconto dello stesso Max e delle dichiarazioni rese dai dirigenti della Sita.
«Non sapeva dove fosse il disabile». Anche Brunelli è «una dei circa 70 passeggeri presenti sul bus della Sita» e dice di voler spezzare una lancia a favore dell'autista: «Già sin dalla partenza a Piombino è stato chiaro che all'autista era stato solo comunicato che a bordo sarebbe salito un disabile senza però che nessuno gli dicesse a quale fermata lo avrebbe trovato. L'autista ha fatto qualche telefonata (credo ai suoi colleghi o superiori) per capirci di più ma nessuno sapeva dargli indicazioni precise; ha cominciato allora ad andare per deduzione ipotizzando che potesse essere un ragazzo che di solito sale a San Vincenzo. Alla fine, dato che il pullman era strapieno alla sua ora (14.30) è partito dal porto. Prima di partire ha chiamato un bus Tiemme aggiuntivo per le persone rimaste a terra».
Peccato però che quel pullman aggiuntivo non avesse la pedana per la carrozzina elettrica di Max. Perché era questo il problema ed era per questo che lui e la moglie, prima di venire una settimana in vacanza a Piombino, avevano prenotato sia treno che pullman. E si erano fatti dare conferma anche alla vigilia della partenza.
«Ad accrescere i suoi dubbi - prosegue comunque la testimonianza di Brunelli - c'era anche il fatto che a bordo, sin dal porto, c'era già un ragazzo con stampelle ed evidenti difficoltà motorie. L'autista ha comunque deciso di fare tutte le fermate senza saltarne alcuna. Così, avvicinandosi alla fermata di Piombino stazione, ha notevolmente rallentato e scrutato a fondo il marciapiede coi passeggeri in attesa alla fermata».
«Alla fermata c’era una signora». Il bus ha rallentato, ma non si è fermato. In ogni caso, secondo questa seconda testimonianza, qualcuno alla fermata c’era: «C’era una sola signora vestita di bianco ma nessun disabile in carrozzella (perlomeno non visibile sul marciapiede nei dintorni della fermata)» dice Brunelli. Che poi prosegue: «L'autista ha quindi fatto cenno alla signora che aveva i posti esauriti e che, di lì a poco, sarebbe passato un secondo bus e ha ripreso l'andatura».
Quindi abbiamo sia la moglie di Max che si sbraccia, sia il famoso «ditino» dell’autista. E’ già qualcosa.
«L’autista voleva tornare indietro». E poi? E poi cominciano le telefonate dei superiori per «esporre il problema del disabile» dice anche la seconda testimone.
All’altezza di Cecina «l'autista ha pensato a tutte le possibili soluzioni: tornare indietro (facendo così perdere le coincidenze a tanti passeggeri sul bus che avevano già in mano i biglietti dei treni); cercare di contattare l'autista dell'altro bus o la Tiemme per chiedere l'invio di un mezzo con pedana (autista irraggiungibile, Tiemme non rispondeva); suggerire di prendere il treno che faceva lo stesso percorso Piombino-Firenze che partiva da Piombino Marittima alle 15.30 ecc. Insomma, l'autista ha cercato in tutti i modi di porre rimedio a una spiacevolissima situazione che, se fosse stato avvertito prima della partenza circa la fermata esatta dove si sarebbe fatto trovare il disabile, non si sarebbe verificata. Non credo che la disorganizzazione a monte del viaggio e la mancata comunicazione dei dati necessari per eseguire un servizio nel migliore dei modi debba esser fatta ricadere sull'autista».
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