Il presidio
Calcoli, col caldo cresce il rischio
Può colpire purtroppo in qualunque momento, di giorno oppure di notte ed in ogni stagione, magari senza il minimo preavviso, ma è indubbio come il rischio di colica renale aumenti notevolmente con il...
Può colpire purtroppo in qualunque momento, di giorno oppure di notte ed in ogni stagione, magari senza il minimo preavviso, ma è indubbio come il rischio di colica renale aumenti notevolmente con il caldo e l’elevato gradiente d’umidità dell’aria. Responsabile numero uno è la condizione di disidratazione. Il gran caldo, infatti, fa aumentare la sudorazione. Il motivo del sudore è strettamente difensivo per ridurre la temperatura corporea, anche se con il sudore si possono perdere importanti quantità di sali minerali. Però, se non ci idratassimo nella giusta maniera (in media di questi tempi è opportuno bere un litro e mezzo – due di liquidi al giorno), le urine diventerebbero più concentrate ed aumenterebbe la probabilità che si formino calcoli d’ossalato di calcio. Chi abbia sofferto di una colica renale non può certo dimenticarlo. Il dolore è veramente forte. L’importante è comunque sapere intanto come l’incidenza si dimostri diversa secondo l’età della persona. In sostanza, chi rischia di più? Sono i giovani adulti ovvero le persone fra i 25 ed i 40 anni, soprattutto maschi, che abbiano una predisposizione per tale problema o che abbiano già avuto problemi simili in passato. Pere evitare dunque sorprese – spiegano gli esperti dell’Alt (Associazione per la lotta alla trombosi ed alle malattie cardiovascolari) è opportuno bere molto, specie se si effettui costantemente un’intensa attività fisica. Circa poi la qualità dei liquidi da assumere, è opinione generale come l’acqua rappresenti la scelta ideale. Cautela, al contrario, deve essere tenuta con il thè e le bevande arricchite di sali minerali: possono in sostanza favorire la precipitazione di calcoli di ossalato di calcio. Una persona su dieci, in media nella vita, ha sofferto di un episodio di colica renale ed in due casi su tre si sia trattato appunto di calcoli a base d’ossalato di calcio. (gub)
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