Il presidio
«Il Pd deve cambiare, io sto con Renzi»
Il sindaco Peria passa dalla parte del rottamatore: difendo l’idea di un partito che i dirigenti hanno cambiato in peggio
PORTOFERRAIO. Per lui, sindaco di Portoferraio per la seconda legislatura consecutiva, si tratta di una «scelta nata per difendere un’idea diversa di partito». Per alcuni, suoi compagni di avventura nelle fila del Pd, invece, è uno strappo inaspettato. Fatto sta che Roberto Peria, unico primo cittadino dell’isola iscritto al Pd, ha fatto “outing” come lui stesso ha confessato scherzosamente: dopo aver preso le distanze della linea ufficiale della Federazione Val di Cornia - Elba del partito, una delle più bersaniane d’Italia, ha deciso di mettersi a disposizione della causa di Matteo Renzi. Una presa di posizione che potrebbe sembrare naturale, almeno a guardare il passato sia politico che personale del sindaco di Portoferraio («Alle prime primarie post Veltroni ho votato Franceschini», ha spiegato Peria), ma che, inserita nel contesto del Pd locale, pare destinata ad alterare gli equilibri esistenti. All’Elba come, forse, nel resto della Federazione. Questo perché la scelta di Peria, presumiamo, potrebbe coinvolgere a cascata altri pezzi da novanta del Pd dell’isola.
Allora, sindaco, come è maturata questa decisione?
«È da tempo che ci riflettevo, il caos dell’elezione del presidente della Repubblica mi ha convinto. Non sono d’accordo con le scelte compiute da una parte dei dirigenti nazionali che ha trasformato il Pd originale in qualcosa di diverso. Dal partito leggero, aperto, inclusivo di Veltroni, nel quale ci si doveva esprimere per la scelta del segretario e del gruppo dirigente, ci siamo trovati in un partito arroccato su posizioni che non condivido. Il fatto che ancora non ci sia una data per le primarie e si cerchi di far votare solo gli iscritti non è comprensibile».
Per questo si è defilato dal partito e ha scelto di passare con Renzi...
«La mia non è una adesione fideistica a un leader, piuttosto è una difesa forte di un’idea di Pd che ho in testa. Un partito non finanziato con soldi pubblici, aperto davvero al cambiamento. Che Renzi fosse l’uomo giusto lo avevo capito fin da subito. Alle ultime primarie ho deciso di stare dalla parte di Bersani perché mi sembrava giusto sostenere una scommessa per l’Italia. Una scommessa che, obiettivamente, è stata persa. Credo che, a questo punto, sia necessario davvero agganciare il cambiamento. Ad oggi Renzi è l’unico a poter costruire nel Pd una leadership che sia in grado di vincere e governare l’Italia a suon di riforme. All’Elba c’è chi, come Paolo Andreoli a Portoferraio, Dario Ballini a Rio Marina e Michele Mazzarri a Marciana, hanno capito la necessità di cambiamento prima di me. Io mi metto umilmente a disposizione della causa».
È chiaro che la sua scelta è destinata a fare rumore nel partito.
«È probabile che nella Federazione più bersaniana della Toscana questa mia scelta possa essere vissuta come uno strappo. In realtà fin da quando ho iniziato a fare politica, cosa che intendo fare per tutta la vita, ho sempre detto ciò che pensavo. C’è chi vede il partito come una struttura onnipresente, per me è un luogo dove si progetta il cambiamento. Ho visto una tendenza all’autoreferenzialità nel mio partito. I dirigenti si riuniscono tra loro, ai piani alti e prendono decisioni che, spesso, non corrispondono alle necessità del mondo esterno. Credo che il rapporto con la gente debba essere recuperato».
Sta criticando un partito di cui ha fatto - e fa tuttora -parte.
«È chiaro che se il Pd ha fatto errori a livello locale, io ho contribuito in prima persona. Non mi sottraggo alle mie responsabilità Mi ricordo una sezione del Pd piena di giovani quando c’era Veltroni. Ora li abbiamo persi per strada. I segnali ci sono stati, il cambiamento è necessario, restando su posizioni antistoriche o, peggio, personali, non si fanno gli interessi del Pd.
A Portoferraio, tra nove mesi, si vota. Lo strappo può influire sulla scelta del candidato sindaco che correrà per prendere il suo posto?
«Sinceramente non credo che si debba ragionare in questi termini. Il centrosinistra deve selezionare un gruppo di persone che possano davvero governare il territorio. Una lista aperta e spiccatamente civica, in cui le logiche di partito giochino un ruolo secondario».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
