Il presidio
«Basta beach party»: albergatori infuriati per danni e disagi
L’altra faccia della festa con diecimila giovani in spiaggia. «Tanto caos e nessun ritorno economico per il paese»
SAN VINCENZO. Un gran successo, tutto bello, tutto ok, nessun problema. Questo è quanto hanno detto gli organizzatori. A sentire gli operatori turistici e i cittadini, all’indomani dell’evento che ha radunato 10mila giovani sulla spiaggia della Conchiglia, il “Tuscany beach party” è stato anche altro, e nient’affatto positivo. Si parla, oltre che di disagi per residenti e strutture, di danni a cose, reti divelte nella zona dell’Acquaviva, dove c’era il megaparcheggio, segnali stradali rovinati, alcune risse presto sedate, schiamazzi, gente che orina nei giardini e per strada.
E ciò su cui quasi tutti concordano, è che il fulcro di tali comportamenti si sarebbe verificato non solo durante l’evento, ma anche al termine, verso le 5. Fra i residenti, spiega cosa è successo Modesto Pallini, che ha una casa alla fine di viale Serristori, alla Conchiglia. «Ormai da anni – dice Pallini - siamo vessati dal beach party che, come al solito, ci ha reso la notte orribile. A partire dalla mezzanotte, gruppi di ragazzi ci hanno tempestato, in viale Serristori, via dell’Orata e zone limitrofe, con schiamazzi, urla, canti, vomito. A ciò si sono aggiunti, intorno all’una e alle 4, petardi e fuochi d’ artificio. La mattina seguente abbiamo potuto constatare il sudicio, gli escrementi, e l’odore di urina che ammorbava il tratto finale di viale Serristori. Le siepi sono diventate un gabinetto. Oltre che nella strada, per fare i propri bisogni sono entrati anche nei giardini. Non riusciamo a comprendere quale vantaggio porti al Comune l’organizzazione del beach party, vista l’indignazione delle persone, turisti e residenti, e i costi per la ripulitura della spiaggia e di tutta la zona. Anche gli addetti alla pulizia – prosegue Pallini - si sono meravigliati della quantità di sporcizia che dovevano asportare. Non ne possiamo più. Basta con queste iniziative che producono danni e costi alla collettività superiori ai benefici».
A fare da eco alle lamentele del signor Pallini, ci sono i titolari di sette strutture ricettive e uno stabilimento balneare della Conchiglia: Villa Lo Scoglietto, Solalto, Loggetta Margherita, stabilimento balneare La Conchiglia, Hotel del Sole, Villa Denia, Villa Hedy e Villa Clara. «Ora basta – dicono gli operatori – Non ne possiamo più. Il beach party non può più essere fatto qui. Si scelgano altre zone. Se invece l’amministrazione comunale deciderà di ripeterlo qui anche nel 2014, invitiamo sindaco e assessori a trascorrere gratis, nelle nostre strutture, quei tre giorni, per rendersi conto dei disagi che soffriamo. Nessun parcheggio libero – proseguono gli operatori turistici – clienti cui dobbiamo raccomandare di non spostare le auto e spiegare i divieti di sosta e di transito e la chiusura di alcune vie. Non parliamo poi dei disagi per le partenze e gli arrivi, la confusione, la grande sporcizia lasciata dall’evento, i mancati introiti. Perché se abbiamo qualche camera libera, di sicuro non la affittiamo. Inoltre – proseguono – il danno d’immagine per le nostre strutture, alla lunga, è enorme: chi è venuto, deciderà di non tornare l’anno dopo. In più, i danni in giro ad opera di qualche ubriaco, le spese e lo stress per controllare tutta la notte che le centinaia di giovani ubriachi che ci passano davanti non facciano danni, senza sapere, tra l’altro, con chi abbiamo a che fare. E come se non bastasse, si è scelta la settimana di Ferragosto. Ma ci dite cosa porta al paese un evento del genere?».
Per sapere cosa porta, ad esempio al settore commerciale, ci siamo rivolti ad alcuni esercenti della zona blu, che negano qualsiasi tipo di affare legato al beach party. «Affari? – dice Paolo Riccucci del negozio Bibbonesi – Che affari volete che facciamo? Son tutti ragazzini che vanno al beach party e poi tornano a casa. Perché – conclude – qualcuno pensava forse che prima o dopo il beach party, i ragazzi si fermassero a far compere?».
Se da una parte, quindi, per l’organizzazione tutto è filato liscio, c’è una parte di operatori, residenti e turisti che si scaglia contro i danni, i disagi e il mancato ritorno, per il paese, dell’evento.
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