Il presidio
«Palazzetto dello sport in degrado»
PORTOFERRAIO. Il degrado del palazzetto dello sport fa infuriare i cittadini. Gli spazi esterni del complesso sportivo “Monica Cecchini” di Portoferraio sono da tempo abbandonati all’incuria. La...
PORTOFERRAIO. Il degrado del palazzetto dello sport fa infuriare i cittadini. Gli spazi esterni del complesso sportivo “Monica Cecchini” di Portoferraio sono da tempo abbandonati all’incuria. La denuncia è partita sul web, approdando anche sulla pagina Facebook del Tirreno. «È più di un mese che abbiamo denunciato lo stato di abbandono del palazzetto dello sport di Portoferraio» – afferma il portoferraiese Fabrizio Prianti, che all’Elba cura un blog dedicato al libero sfogo dei suoi abitanti – ma dall’amministrazione «nessuna risposta ci è giunta e nemmeno ne ha fatto cenno nel comunicato stampa, dal titolo “Monumenti, strade e scuole: tutti i cantieri della città”, che il Comune ha diramato alla stampa». Il complesso sportivo elbano, il più grande dell’isola, è molto utilizzato dalle squadre del capoluogo. Al suo interno vi si pratica la pallavolo, il basket e perfino il calcio a cinque. Inoltre, quest’inverno, l’impianto di via Pilade Del Buono è stato teatro di esibizioni ginniche e coreografiche, a cui hanno preso parte ben settanta atlete. Visto l’uso frequente del palazzetto verrebbe quindi da chiedersi come mai giaccia abbandonato al degrado. Col tempo la struttura «è divenuta dimora di disadattati che hanno fatto il loro accampamento proprio nei giardini davanti all’ingresso– spiega Prianti –. C’è chi dorme all'aperto e chi in auto, tra una indicibile sporcizia e l’erba alta, e non sappiamo nemmeno» se queste persone «usufruiscano dei servizi dell’interno del palazzetto, visto che i cancelli sono aperti e l’ingresso è gratuito». Ma spostandosi di pochi metri, fuori dal supermercato Coop, la situazione non cambia. «Di fronte al punto vendita che viene visitato da centinaia di persone giornalmente – continua Prianti – c’è veramente un bello spettacolo di degrado e di incuria».
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