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Bici e spiaggia libera, il mare a S. Vincenzo al tempo della crisi
La Conchiglia presa d’assalto sia da residenti che turisti A Rimigliano invece sono vuoti i parcheggi a pagamento
SAN VINCENZO. La crisi è forte, e non sono solo le solite parole. Nei fatti lo vediamo tutti i giorni, anche in chi si può ancora permettere di trascorrere il proprio periodo di vacanza estiva.
La gente vuole spendere il meno possibile, possibilmente niente. Almeno per stare in spiaggia. E visto che di stabilimenti balneari, a San Vincenzo, ce ne sono 28, e che la spiaggia del centro appunto è stata quasi totalmente privatizzata, le possibilità sono due: andare nella bella spiaggia della Conchiglia – e fare la corsa per accaparrarsi i pochi parcheggi gratis a disposizione – o andare a Rimigliano, e fare anche lì le corse per accaparrarsi i posti gratuiti sul lato monte di via della Principessa.
Questo per quanto riguarda soprattutto i turisti, che viaggiano in auto e in moto.
Per quanto concerne, invece, i residenti, è in grande aumento l’uso della bicicletta. Per la salute? Per non inquinare? No. Principalmente, appunto, per non spendere soldi: si va in bicicletta, con il seguito di figli, amici e amici dei figli, per godersi il mare gratuitamente.
Ovvio che, in questo modo, si prendono vari piccioni con una fava: non si spende, si tutela l’ambiente e si guadagna in salute. La recessione, in certi casi, aiuta a riscoprire i piaceri di una volta e a far mente locale su cosa è veramente necessario e cosa non lo è. Ed ecco che, già da qualche anno, ma specialmente in questa stagione estiva, la spiaggia libera della Conchiglia è diventata gettonatissima, con gente a prendere il sole fino a dopo il confine con il comune di Castagneto (dai sanvincenzini è conosciuta come “spiaggia dopo il secondo fosso”).
Per quanto riguarda Rimigliano, la cui spiaggia e il cui mare sono di eccezionale bellezza, è frequentato sì ma non come in passato. Se andiamo a vedere i parcheggi sulla Principessa vediamo il pienone, quasi tutti i giorni, sul lato monte (gratis), mentre vediamo assai vuoti, dal lunedì al venerdì, i parcheggi sul lato mare (a pagamento), che vengono utilizzati solo nei fine settimana, e neanche completamente.
La crisi fa tornare indietro agli usi e ai costumi degli anni ’50 e ’60, quando si badava di più alle cose genuine e si spendeva per i reali bisogni. La gente, oltre a frequentare molto di più le spiagge libere, si porta spesso il mangiare da casa, invitando i vicini di asciugamano ad approfittarne. E così nascono i pomeriggi a fare due chiacchiere, le risate per il gusto di ridere e le amicizie, a volte vere. Il fenomeno si estende anche agli ormai piccolissimi fazzoletti di spiaggia ancora libera del centro urbano. Sempre pieni di gente sono gli arenili adiacenti al Fosso delle Prigioni, al Mini Bar (tra il Florida e il Paradisino) e vicino al Nettuno. I vigili urbani, poi, cercano di chiudere un occhio quando i bambini o i ragazzi giocano a pallone o a racchette sulla spiaggia, benché in certi casi le ordinanze non lo consentano. Ma chiudono un occhio, ovviamente, quando il loro gioco non crea pericoli per i bagnanti. Molti stanziali, quindi, hanno deciso di cessare di pagare centinaia di euro per l’ombrellone, la sdraio e la cabina, anche perché di soldi in questo momento non ce ne sono molti e a tutto ciò che non è essenziale si può rinunciare. E’ una necessità primaria pagarsi l’estate in uno stabilimento balneare? Pare di no. E adesso ci si rinuncia volentieri. Meno male che, per gli stabilimenti balneari, ci sono ancora un buon numero di “aficionados” e di nuovi bagnanti che cercano la tranquillità e il loro posto sicuro, senza voglia di tuffarsi alla Fantozzi per piantare l’ombrellone.
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