Il Tirreno

Tribunale, uno spiraglio prima del de profundis

di Alessandro De Gregorio
Tribunale, uno spiraglio prima del de profundis

La commissione giustizia del Senato ha votato la proroga di un anno Ma c’è rassegnazione tra le dipendenti e solo un filo di speranza tra gli avvocati

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PIOMBINO. Già dall'esterno, da quella targa arrugginita, si capisce che è finita. Quel tribunale non esiste già più. Rappresenta il passato, è solo un edificio da ridestinare. L'ultima udienza civile risale ad aprile, l'ultima penale alla settimana scorsa. Con ogni probabilità non ne verranno celebrate altre, in via Fucini. Anche se a Roma hanno aperto uno spiraglio, qui - nella terra dell’industria morente - alle favole non crede più nessuno. Lo spiraglio è l'approvazione all'unanimità, da parte della commissione giustizia del Senato, di un disegno di legge che rinvia di un anno le disposizioni contenute nel decreto legislativo 155/2012, il decreto tagliatribunali.

Proposta che rischia però di restare lettera morta se non finirà in aula e non verrà approvata da tutto il Parlamento prima del 13 settembre, giorno in cui entrerà in vigore la riforma.

E gli scettici sono parecchi. A cominciare dalle stesse dipendenti del tribunale. In quegli uffici lavorano ancora un funzionario (Rosa Montuoro), un cancelliere (Eleonora Donati), un'assistente (Manola Carmassi), due ausiliarie (Sandra Giomi e Barbara Tocchini). E anche una collaboratrice (Patrizia Di Giorgio, ora in ferie), aggregata dall'organico del Comune.

Ci sono loro ma non ci sono più i magistrati. Dal 2 aprile, con il trasferimento del giudice Marco Nassi (ora alla procura di Grosseto), la sezione civile è vacante. Il penale non è stato ancora formalmente toccato, ma l'ultima udienza c'è stata il 23 luglio e i due giudici togati (Marina Cirese e Tiziana Pasquali) e i due onorari (Sergio Moretti e Chiara Nardi) riprenderanno servizio altrove. Le prossime udienze sono già fissate a Livorno, anche da questo punto di vista Piombino è solo un ricordo. Carmassi peraltro da aprile è già applicata in sede centrale, per il civile, due volte alla settimana. Chi ha optato per Livorno verrà riassorbita lì. Altre hanno fatto domanda per Grosseto.

C'è rassegnazione in quelle stanze, aria da de profundis. «Un rinvio? Speriamo, ma ormai non ci crediamo più» dice ad esempio Donati.

Ci credono ancora gli avvocati. Poco, un filino, ma ci credono. Anche se l'Associazione forense piombinese ha incassato il no del Tar Toscana, che ha bocciato il ricorso contro l'ordinanza del presidente del tribunale di Livorno con la quale in sostanza Vincenzo Martorano aveva addirittura anticipato gli effetti della riforma. Al contrario, l'Associazione forense cecinese ha vinto il ricorso al Tar del Lazio, per gli stessi motivi. Vittorie e sconfitte che valgono relativamente, visto che giorni fa la Corte costituzionale ha chiuso la bocca a tutti dicendo no al taglio delle Province e sì a quello delle sezioni di tribunale.

«Prima che la commissione giustizia votasse - dice l'avvocato Antonio Marta, consigliere e tesoriere dell'Associazione forense piombinese - ne avevamo parlato con l'onorevole Silvia Velo. Ora c'è stato il voto ed è stato un voto unanime, cosa che sembrerebbe preludere a un esito favorevole anche in aula. Ma finché non si va in aula non possiamo fare niente se non sperare».

Insomma, una speranza tiepida. Anche perché c'è un'altra lettura di questo voto in commissione: si tratterebbe solo di un modo per fare pressione sul governo (o meglio, sull'irremovibile ministro Anna Maria Cancellieri) affinché vengano emanati decreti correttivi che salvino le sedi a più alta densità criminale e quelle disagiate. E, nella nostra provincia, solo Portoferraio potrebbe legittimamente sperare di rientrare in queste ultime.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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