Il presidio
Guantini, un pittore da non dimenticare Mostra a Campiglia
CAMPIGLIA. “Per non dimenticare Romano Guantini” questo il titolo scelto per la retrospettiva che il Comune di Campiglia e l’associazione culturale “Amicizia nel mondo” dedicano, da domani fino al 15...
CAMPIGLIA. “Per non dimenticare Romano Guantini” questo il titolo scelto per la retrospettiva che il Comune di Campiglia e l’associazione culturale “Amicizia nel mondo” dedicano, da domani fino al 15 agosto al Centro culturale Mannelli, al pittore scomparso due anni fa.
Molti si sono occupati del suo talento e scritto di lui. Ma il ritratto più penetrante resta quello del critico Enzo Carli: «Una grande e solitaria personalità creativa, che pur modernissima nel suo personale linguaggio di sapore neoaccademico, non trova riscontro con l’arte e le correnti del nostro tempo».
Guantini era un erudito. Pochi i classici delle pittura che non avesse ogni giorni davanti agli occhi. Trovò lavoro in fabbrica come disegnatore tecnico, ma quando si accorse che la sua mano diventava troppo rigida sui fogli, si fece cambiare lavoro e andò a fare l’operaio in reparto. Tornò a disegnare come aveva imparato a contatto con grandi pittori: Treccani Mirabella, Zancanaro, Maccari e Farulli da cui apprese in particolare la tecnica dell’incisione.
Non si preoccupava di vendere, Guantini voleva creare. E così ha fatto, fino agli ultimi momenti delle sua vita. Il suo carattere era quello di un “filosofo tormentato”. Il disegno, i colori, la continua ricerca di nuove tecniche e temi erano il suo modo di usare l’arte per capire i grandi temi della vita: la politica, la bellezza, il sesso, l’amore, le ossessioni e le paure. La ripetizione non era certo cosa che si addiceva a Guantini, a cui piaceva piuttosto scavare nell’animo umano come tra le pietre di Vieste, la città pugliese a cui era molto legato e dove capitò a fare l’archeologo dilettante.
Ecco perché, anche se tutto si tiene nella personalità artistica, non esiste un solo Guantini. C’è il pittore romantico delle sue prime opere, quello dissacrante della sua polemica con l’opulenza e l’ipocrisia delle religione, ci sono i sui disegni puntinati con la biro (alcuni dei quali conservati agli Uffizi» con i quali riusciva ad ottenere ammirevoli profondità. E c’è anche il Guantini giocoso e ironico di uno dei sui ultimi lavori, “Carne tra gioco e ossessione” presentato nel 2004 al Castello di Piombino. Insomma, proprio un artista vero che è impossibile dimenticare.(g.p.)
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