«Per le opere sul porto va usato il Conglomix»
Richiesta di Legambiente a Rossi, Anselmi e Guerrieri: il materiale prodotto da Tap con gli scarti Lucchini è economico. «No a calcestruzzo e materiale di cava»
PIOMBINO. Per le opere di ampliamento del porto di Piombino uso massiccio del Conglomix (derivato dagli scarti industriali Lucchini) e contestuale limitazione del materiale di cava e del calcestruzzo.
E’ la formale richiesta che Legambiente, col presidente regionale Fausto Ferruzza, e con quello della Val di Cornia, Adriano Bruschi, fanno in una lettera inviata al presidente della Regione e commissario per il porto di Piombino Enrico Rossi, al presidente dell’Autorità portuale di Piombino Luciano Guerrieri, al sindaco Gianni Anselmi e al presidente di Asiu e e Tap Fulvio Murzi.
Legambiente, riferendosi all’avvio delle procedure di appalto per i lavori di ampliamento del porto, ricorda che ai sensi della legislazione vigente «è fatto obbligo d’introdurre nei capitolati di gara, per la costruzione di opere pubbliche, l’uso prioritario di materiali provenienti dal riciclo dei rifiuti, per almeno il 30% dei materiali complessivamente previsti dal progetto», e cita quindi la Tap, che «produce un materiale denominato “Conglomix”, molto simile al calcestruzzo, derivato da scarti industriali della Lucchini, e autorizzato dalla Provincia di Livorno e dai vari soggetti preposti, alla sua conseguente commercializzazione».
«Il Conglomix – spiegano Ferruzza e Bruschi – può essere usato come materiale sostitutivo per le opere portuali, non solo come sottofondo per i piazzali del porto e come copertura finale delle casse di colmata, ma utilmente anche per i manufatti di riempimento e assestamento delle vasche, per costruire inoltre i tetrapodi della diga foranea e per altri usi in ogni caso sostitutivi di materiali provenienti da attività estrattive o del calcestruzzo. Questa duttilità e versatilità del nuovo materiale lascia presagire enormi risparmi sui costi finanziari e ambientali delle opere».
Ecco dunque perché Legambiente chiede a tutti i soggetti interessati e alle autorità preposte, «di porre in essere tutte le iniziative necessarie a far sì che nei lavori di ampliamento del porto di Piombino venga usato, in modo preferenziale e per tutti gli usi possibili, il Conglomix, limitando l’uso di materiale di cava e del calcestruzzo».
In questo senso per Ferruzza e Bruschi «sarebbe auspicabile che il principio generale della promozione prioritaria dei materiali da riciclo fosse contenuto nell’Accordo di programma quadro, in via di definizione, in cui si provveda a individuare le risorse destinate agli specifici interventi per l’area industriale di Piombino e per le finalità infrastrutturali, portuali e ambientali, ricalcolando i costi».
Infine per Legambiente «è necessario avviare un processo virtuoso, che preveda il recupero delle enormi quantità di scarti che la Lucchini ha accumulato negli anni nell’area industriale. Al contempo, è improcrastinabile portare a chiusura almeno una parte delle cave che distruggono le colline della Val di Cornia».
Per questo Ferruzza e Bruschi rammentano il protocollo d’intesa del 30 ottobre 2002, siglato da Regione, Provincia, Circondario e Comuni, «in cui si sollevava la questione della produzione di materiale inerte dal ciclo Tap che avrebbe potuto consentire un minor fabbisogno di materiali di cava e stabiliva l’indirizzo di “giungere alla scadenza delle autorizzazioni comunali (delle cave) senza ulteriori rinnovi”».
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