Il presidio
Un accordo con l’Ilva, ultima chance per la Lucchini
Solo la produzione di bramme per Taranto eviterebbe lo stop all’altoforno a settembre. Sindacato in pressing sul governo
PIOMBINO. Un accordo per la fornitura di bramme all’Ilva di Taranto: è l’ultima possibilità – complicata dai tempi stretti e dai ritardi nell’approvazione del decreto con cui Enrico Bondi deve essere ufficialmente nominato commissario – per evitare il 30 settembre lo stop dell’altoforno e poi, entro febbraio-marzo, la fermata di tutto lo stabilimento Lucchini.
Con questa ipotesi, i 2000 dipendenti dello stabilimento siderurgico piombinese sarebbero attesi dalla prospettiva tre anni di cassa integrazione, garanzie minime ma da cui comunque al momento sarebbero escluse le imprese. Poi il nulla.
E’ la fotografia – brutale quanto realistica – che ieri i segretari di Fim, Fiom e Uilm hanno fatto ai delegati durante il consiglio di fabbrica decidendo il via alle assemblee (oggi 15-16,30 e 22,30-24, domani 9-10,30 e 14-15,30 per acciaieria e turno spezzato), in vista di uno sciopero di tre ore e di un’iniziativa pubblica venerdì 26.
Il sindacato giura che non starà a guardare, pronto a iniziative clamorose se non verrà trovata una soluzione, ma per ora è concentrato a giocarsi le ultime carte costituite dal pressing nei confronti della politica e più direttamente del governo, chiamato a fare il massimo per costruire la sinergia con Taranto.
L’accordo darebbe un po’ di fiato allo stabilimento (all’incirca un anno, con la variabile imprevedibile delle condizioni dell’altoforno) sperando negli sviluppi positivi del piano siderurgico presentato dal vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani.
Ma il presente è costituito dall’assenza di investitori nel ciclo integrale, e dalla fumosità di altre prospettive, come quelle di un forno elettrico (e comunque l’ipotesi più economica per una sua realizzazione, quella nell’area convertitori, sarebbe improponibile dal punto di vista ambientale) o di cessioni “spezzatino” di impianti dello stabilimento.
L’ipotesi di un impianto innovativo Corex o Fierx resta affascinante quanto nebulosa, per i suoi costi e comunque per l’assenza al momento di imprenditori interessati.
Ecco perché, pensando all’immediato futuro, la produzione di bramme per Taranto innalzando la produzione dell’Afo a 1,8 milioni di tonnellate dalle attuali 1,2, recuperando sui costi fissi, rappresenta l’unico salvagente.
«Una soluzione che sarebbe solo transitoria – ha sottolineato il segretario della Fiom, Luciano Gabrielli – per evitare un dramma sociale per il comprensorio. C'è un impegno del governo a mettere uno di fronte all’altro Bondi e Nardi, entro luglio o ai primi di settembre. Certo è importante che l’altoforno non si spenga, anche in presenza di altri eventuali progetti». Perché, come è ovvio, ipotesi di forno elettrico o Corex, non sarebbero in ogni caso realizzabili dall’oggi al domani.
Per Vincenzo Renda (Uilm) «ormai è chiaro che il problema eventualmente è il mercato e non il ciclo integrale. Dopo l’incontro di Roma è evidente anche che il nostro unico interlocutore è la politica. Il governo martedì mi ha deluso, sembrava fosse la prima riunione sul tema delle sinergie con Taranto. Certo noi non siamo quelli che fermeremo l’altoforno».
Anche il segretario della Fim, Fausto Fagioli, si è mostrato «stupito dal clima che c’era al ministero, dopo così tanti incontri. Eppure qui si parla non del futuro della siderurgia in Italia, ma più in generale di quello dell’industria nazionale. Le ipotesi prospettate dal commissario Nardi comunque non ci devono far arretrare, la nostra posizione resta quella di mantenere l'area a caldo. Il primo passo è la sinergia con Taranto a cui mancano due milioni di tonnellate di prodotto, e su questo punto è chiaro che deve intervenire la politica».
Anche Mirko Lami, coordinatore Rsu Fiom, è convinto che «Corex e forno elettrico sono solo fumo, non c’è niente di realistico nelle ipotesi prospettate da Nardi. Ci batteremo per la sinergia con Taranto, che abbiamo proposto ormai molto tempo fa. Il sindaco Anselmi e il governatore Rossi ci hanno messo la faccia e ci sono sempre stati vicini, ora serve un impegno della politica ai massimi livelli».
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