Il Tirreno

Lucchini e sindacati vanno al ministero per il piano industriale

di Giorgio Pasquinucci
Lucchini e sindacati vanno al ministero per il piano industriale

Lo stop in Parlamento fa però slittare il decreto per l’Ilva e il promesso incontro tra i commissari Nardi e Bondi

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PIOMBINO. Ìl commissario della Lucchini Nardi e i sindacati sono stati convocati al ministero dello Sviluppo economico per martedì prossimo, 16 luglio, alle 17, per valutare le prime anticipazioni del programma industriale. Nessuna scelta sul futuro del gruppo, per il momento, ma l’approfondimento delle tre ipotesi in campo: mantenimento del ciclo integrale (valutando anche la possibilità di ricorrere a nuove tecnologie come il Corex o Finex), realizzazione di un forno elettrico, vendita a spezzatino dei treni di laminazione.

Del tutto evidente che, per almeno di queste due azioni, l’azienda non dispone delle risorse finanziarie per attivare gli investimenti. Ed piano dovrebbe dunque servire soprattutto per trovare un partner industriale in grado di attuarlo.

«Ma il tempo scade – sottolinea il segretario della Fiom Luciano Gabrielli. I prossimi giorni saranno quelli decisivi per il futuro della Lucchini che, senza interventi urgenti, al massimo entro dicembre la vicenda potrebbe trasformarsi in un dramma sociale».

La proposta dei sindacati è sul tavolo ormai da mesi: creare sinergie tra Lucchini e gli stabilimenti del Gruppo Ilva.

Il sottosegretario De Vincenti aveva anche promesso, per approfondire la fattibilità di questo progetto, sarebbe stato organizzato al ministero dello Sviluppo un incontro tra i due commissari straordinari Piero Nardi ed Enrico Bondi.

Ieri la tanto discussa interruzione dei lavori del Parlamento richiesta dal Pdl ha però impedito la conversione in legge del decreto Ilva e la nomina ufficiale del commissario Bondi.Un altro ritardo che potrebbe costare caro a Piombino.

I sindacati restano infatti convinti che la strada delle sinergie con Taranto sia l’unica percorribile per dare fiato allo stesso Nardi nella ricerca un nuovo partner industriale, concedendo un altro anno di tempo, altre la proroga di tre mesi già chiesta dal commissario, per dare una soluzione definitiva alla vicenda Lucchini.

Il tempo sembra poco anche da punto di vista tecnico. Per fornire bramme di qualità a Taranto, la Lucchini dovrebbe infatti riattivare la colata continua 1, con un investimento necessario valutato in circa 800mila euro.

Già in passato da Piombino sono uscite anche consistenti quantità di bramme dirette a Taranto. Forniture che sarebbe state poi sospese per un problema di costi di produzione. Ma secondo il segretario delle Fiom Gabrielli questo sarebbe l’unico modo per riportare l’altoforno ad un ritmo normale di produzione (almeno 1,8 milioni di tonnellate all’anno) abbattendo, anche senza fare grossi guadagni, i costi generali.

Altre opzioni, a meno a breve periodo, secondo il sindacalista non ci sarebbero: «C’è il rischio che entro l’anno lo stabilimento i fermi, provocando un vero dramma sociale». Un dramma di cui si continua ad avvertire i sentori soprattutto nell’indotto. «Le imprese stano soffrendo più di prima, nonostante la Lucchini stia pagando le fatture – sostiene Gabrielli – e stanno saltando o ritardano i pagamenti degli stipendi e gli anticipi sulla cig. Ci stiamo avvicinando, insomma, ad un possibile disastro, mentre sulle cose da fare, nessuno può più tirare fuori alibi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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