Il Tirreno

In carcere il forno della speranza

In carcere il forno della speranza

Ottimi risultati per l’attività di panificazione dei detenuti in collaborazione della cooperativa Nesos

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PORTO AZZURRO. Due forni allineati, un’impastatrice e alcuni tavoli dove preparare il prodotto. Tanto basta, in un carcere come quello di Porto Azzurro, per riaccendere la speranza. Per rendere più vivibile il soggiorno forzato, in un istituto che - rispetto ad alcuni anni fa - ha a che fare con problemi crescenti di sovraffollamento.

Ieri, all’interno del carcere elbano, il nuovo direttore reggente dell’istituto Francesco D’Anselmo ha organizzato una visita nelle officine e, in particolare, nel forno dove, ormai da mesi, sono al lavoro i detenuti assieme al personale della cooperativa Nesos, nell’ambito delle attività di panificazione di prodotti da forno. Pane di qualità, schiacce, dolci tipici come cantuccini e schiacce briache, prodotti grazie al lavoro dei detenuti (in tutto quattro unità coordinate dal responsabile della cooperativa Nesos Fabrizio Vergari) e venduti ai supermercati Coop e a clienti privati. «Produciamo il pane che serve all’interno del carcere – ha spiegato Vergari – le nostre vendite all’esterno sono in crescita. Abbiamo capito che possiamo stare sul mercato e, nonostante la crisi, le richieste sono di gran lunga maggiori rispetto alla nostra offerta. Grazie alla fatica e all’impegno dei detenuti questo progetto sta andando avanti e contiamo, in futuro, di ampliare la nostra attività». Le attività di panificazione all’interno del forno del carcere sono state descritte in modo minuzioso, alla presenza del direttore Francesco D’Anselmo, del provveditore regionale Carmelo Cantone, del presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze Antonella Fiorillo e del sindaco di Porto Azzurro Luca Simoni.

Il direttore D’Anselmo ha spiegato come l’intenzione del carcere sia quella di insistere su questo tipo di attività, aprendo a breve un nuovo forno nella zona delle officine, così da aumentare il livello di produzione dei prodotti da forno. Attività che tornano a vivacizzare le attività lavorative del carcere di Porto Azzurro, fino a pochi anni fa fiore all’occhiello per l’impiego di detenuti in attività lavorative che però, da tempo, sono diminuite in seguito al taglio delle risorse dell’amministrazione penitenziaria. «Porto Azzurro, come altri istituti nazionali, ha vissuto la crisi di un modello che ad oggi non esiste più – spiega Carmelo Cantone, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria – fino ad alcuni anni fa era la stessa amministrazione a garantire il lavoro all’interno del carcere con risorse proprie, oggi sono le aziende private che entrano nel carcere con progetti specifici, assumendo i detenuti e garantendo loro attività lavorative sia dentro che fuori dal carcere. L’esperienza con la cooperativa Nesos è un esempio: a Porto Azzurro si respira un clima di lavoro assolutamente positivo».

Un segnale positivo, dunque, in un contesto che tuttavia presenta profonde difficoltà, stando anche ai continui appelli lanciati dai sindacati di polizia penitenziaria, che denunciano il sovraffollamento del carcere a fronte di un personale di guardia scarso. «Il sovraffollamento è un dato di fatto – commenta Cantone – su questo tema è stato appena emanato un decreto legge del governo che punta - i tempi non saranno brevi - a una diluizione generalizzata dei detenuti nelle carceri italiane». (lu.ce.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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