Il Tirreno

Decapitato tutto il verde, alla stazione di Populonia

di Cecilia Cecchi
Decapitato tutto il verde, alla stazione di Populonia

Blitz dell’assessore Marco Chiarei e contatti con Ferrovie dello stato: «Intervento legato a ragioni di sicurezza, avremo altri alberi da ripiantare»

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Nell'estate 1968 come nell’ottobre ’72 premiata perché la più bella stazione "verde" d'Italia. Notizia che si legge ancora, dalle pagine ingiallite del quotidiano “Il Telegrafo” appuntante nella bacheca dell’ex sala d’aspetto di Populonia: medaglia d’oro per una stazione “immersa nel verde e nei fiori” e diploma al capostazione. Replicando riconoscimenti già ottenuti sin dagli anni Cinquanta.

Di tutt'altro effetto, ora, la vista sulle pensiline. Gli operai della ditta al lavoro sulle piante - per Ferrovie dello stato italiane - difendono il proprio operato, perché i rami mettono in pericolo la sicurezza, in quanto ormai troppo vicini alla linea elettrica. Qualcuno ricorda che di recente è, appunto, caduto il ramo di un albero alla stazione di Riotorto e che “solo per un soffio” si è evitato che la linea dovesse essere interrotta.

E di come siano tante le denunce, che piovono ogni anno sui tavoli di chi gestisce il servizio, proprio da viaggiatori che hanno visto messa a rischio , per i più diversi motivi, la propria sicurezza.

Però, anche solo così ad occhio, più che di un taglio mirato o al limite di una già indigesta capitozzazione (praticata pure da sedicenti professionisti dell’arboricoltura, anche se già così, non ci sarebbe niente di più dannoso e pericoloso già trattando gli alberi con questa “tecnica”) gli abitanti di Populonia stazione hanno assistito e stanno assistendo a una decapitazione drastica e, per altro, definitiva – difficile dover programmare un altro intervento similare prima dei 25 anni – di tutto il verde.

Così qualcuno - di mattina presto, ieri - ha telefonato direttamente all’assessore alle politiche ambientali di Piombino Marco Chiarei.

Che è venuto a verificare la situazione e che ha cercato di contattare, veloce, un responsabile che a nome di Ferrovie dello stato potesse far luce sulle operazioni in corso.

E c’è riuscito.

«Spesso – ricorda l’assessore Marco Chiarei – si era parlato del pino ormai pericoloso, nell’insieme non rispettava più i necessari metri di distanza dai binari».

«Ma tirare via dalla banchina ogni tipo di pianta: gli oleandri così come lecci, eucalipti e la fila di cedri del libano...».

Sono questi, i cedri del libano, gli alberi che "lacrimano" resina mentre si diffonde un profumo forte, proprio intorno a cioè che resta dei tronchi.

Ormai, sul marciapiede, una fila di monconi a un paio di metri da terra, più l’ex pino che svetta: ma non sono statue d’arte moderna. «Mi è stato confermato – aggiunge l’assessore – che l’azione di Ferrovie dello stato è legata soprattutto a ragioni di sicurezza, che certo sono condivisibili, però non così. Spesso succede anche in città che alberi devono essere tolti... ma vengono sempre adeguatamente sostituiti con altrettanto verde, altrove».

Dunque non si contesta l'atto, ma il modo.

Un confronto-trattativa tra il dirigente Fs e l’assessore Chiarei che non va avanti moltissimo.

Forse perché anche la società si rende conto di aver esagerato.

«Al termine dell’intervento all’interno della stazione – dice ancora Chiarei – sarà fatto un censimento delle piante e degli alberi che non ricresceranno più e Ferrovie dello stato italiane – assicura – ce ne fornirà più o meno il doppio perché il Comune possa ripiantarli altrove, magari ancora qui vicino, all'interno del parcheggio». Insomma una volta tanto è un assessore del Comune di riferimento della polemica in corso a fare la parte del “Gabibbo” del caso, e in qualche modo a far valere i diritti dei cittadini e, indirettamente, quelli dell'ambiente (che senza un controllo continuo ed accurato sarebbe sempre attaccato e solo distrutto).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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